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232 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
mondo, gli Stati Uniti presero parte alle due guerre mondiali. Nel 1919 gli europei
accolsero con malcelato scetticismo tale pretesa. Il presidente del Consiglio fran-
cese Georges Clemenceau riprese la sarcastica osservazione di Oscar Wilde:
«L’America è la sola nazione nella storia che miracolosamente è passata diretta-
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mente dalla barbarie alla decadenza senza il consueto intervallo di civiltà». Il
primo ministro britannico David Lloyd George scrisse dal canto suo che gli ame-
ricani «sembravano prendersi responsabilità solo per fare la guardia ai dieci co-
mandamenti e al sermone della montagna; quando si trovarono di fronte a
questioni pratiche di assistenza e responsabilità, si rifiutarono categoricamente
di farsene carico». 13
Gli Stati Uniti entrarono nella Grande Guerra distinguendo apertamente la
loro posizione da quella degli Stati europei ai quali si affiancarono, tanto che in
tutti i trattati di pace si parlò di «principali Potenze alleate e associate», poiché
Washington non si considerava vincolata ai patti sottoscritti tra le potenze del-
l’Intesa, espressione della vecchia diplomazia. Nella visione del presidente Woodrow
Wilson, gli Stati Uniti entravano in guerra non per rivendicazioni territoriali o in-
teressi di potenza. Il 2 aprile 1917, alla vigilia della dichiarazione di guerra alla
Germania, Wilson ribadì precedenti analoghe dichiarazioni: «Siamo solo i cam-
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pioni dei diritti dell’umanità», identificati con quelli degli Stati Uniti. Nella pre-
messa ai suoi famosi 14 punti, Wilson affermava:
Noi siamo entrati in questa guerra a causa delle violazioni al diritto che ci riguar-
dano direttamente e rendono impossibile la vita del nostro popolo a meno che
non siano riparate e il mondo sia assicurato per sempre che non si ripeteranno.
Perciò, in questa guerra, non domandiamo nulla per noi, ma il mondo deve esser
reso adatto a viverci; e in particolare deve esser reso sicuro per ogni nazione paci-
12 http://www.geocities.com/Athens/Acropolis/6041/oscar.html. Ciò non impedì che nelle
medaglie commemorative i vincitori ponessero con impudenza l’iscrizione: «La Grande
Guerra per la civiltà», come se l’Impero austro-ungarico e la Germania fossero barbari. Un’al-
tra critica fu quella del filosofo spagnolo José Ortega y Gasset, per il quale gli Stati Uniti non
potevano aspirare alla grandezza perché mancavano di storia, di esperienza e non avevano
ancora veramente sofferto. Per una rassegna dell’antiamericanismo europeo, cfr. MARKO-
VITS, A. S., Uncouth Nation. Why Europe Dislikes America. Princeton University Press, Princeton
2004.
13 Cit. in MORGENTHAU, H. J., Politica tra le nazioni. La lotta per il potere e la pace. Il Mulino, Bo-
logna 1997, p. 229.
14 Cfr. BARIÉ, O., Gli Stati Uniti nel secolo XX. Tra leadership e guerra fredda. Marzorati, Milano
1987, p. 121 e 153-54. Sul tema cfr. idem, L’opinione interventistica negli Stati Uniti, 1914-1917. Ci-
salpina, Milano-Varese 1960.

