Page 245 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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IV Sessione - L’Italia a Versailles. Aspetti di politica internazionale  243




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              un retroterra slavo prevedibilmente ostile, la Regia Marina sostenne la necessità
              di annettere la sponda orientale dell’Adriatico, così diversa da quella occidentale,
              per assicurarsi il dominio assoluto di tale mare. Il Capo di Stato Maggiore della
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              Regia Marina, ammiraglio Paolo Thaon di Revel, osservò che per «considera-
              zioni strategiche marittime» non conveniva «rinunciare a quanto nel predetto
              [Patto] era stato stabilito per l’Adriatico, ma che naturalmente non avrei potuto
              oppormi a rinunce che si dimostrassero indispensabili per ragioni politiche o mi-
              litari territoriali, esorbitando tale giudizio dalla mia competenza». E «Non preve-
              dendo il Patto di Londra il possesso di Fiume a nostro favore», secondo Thaon
              di Revel «si sarebbe potuto rinunciare a qualche isola e più precisamente a Meleda,
              Lesina e infine anche Curzula, qualora da questa cessione fosse derivato all’Italia
              il possesso di Fiume». Infatti,


                    Fiume in possesso di altri che non sia l’Italia, può, in caso di guerra, prestarsi alla
                    costituzione di base marittima e quindi acquistare un valore strategico di grande
                    importanza nell’alto Adriatico per il nemico. Il sopprimere la possibilità di questa
                    base in mano al nemico e l’averne invece noi il possesso nell’eventualità di guerra,
                    sarebbe vantaggio così grande da giustificare la rinuncia di parte o anche di tutte
                    le suddette isole.

                 Egli concludeva dunque affermando «che salvo considerazioni di ordine po-
              litico, per la cui valutazione non ho elementi adeguati, qualsiasi rinuncia di carat-
              tere strategico marittimo al Patto di Londra debba essere subordinata al fatto che
              Fiume appartenga effettivamente all’Italia». «Si può dunque dire», aveva scritto
              Thaon di Revel in un appunto inviato a Sonnino il 16 dicembre 1918, «che Fiume
              rappresenta la ricchezza, la Dalmazia la sicurezza. Fiume rappresenta la possibilità
              di arredare sontuosamente una casa senza porte, la Dalmazia significa munire di


              52  «Sotto il punto di vista militare il possesso della Dalmazia risponde unicamente a esigenze di
                 difesa marittima. Per quanto riguarda l’Esercito, non v’ha dubbio che la difesa del retroterra
                 dalmata, in caso di un vasto conflitto nel quale lo stato jugoslavo faccia parte della combina-
                 zione a noi avversa, rappresenta una distrazione di forza dal teatro principale delle operazioni,
                 e perciò un sacrificio», si leggeva in una nota sul possesso del retroterra dalmata considerato
                 sotto l’aspetto militare del Comando Supremo, senza data, ma presumibilmente del febbraio-
                 marzo 1919 [DDI op. cit.. Sesta serie, vol. II, 18 gennaio - 23 marzo 1919. Istituto Poligrafico
                 e Zecca dello Stato Libreria Dello Stato, Roma 1980, p. 533-534, nota 1].
              53  Telegramma non datato risalente a un periodo tra fine maggio e inizio giugno 1919 (in Archi-
                 vio Ufficio Storico Marina Militare, b. 1441, cit. in BORSANI, Diplomazia e strategia navale op.
                 cit., p. 12, n. 65 del dattiloscritto in corso di pubblicazione).
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