Page 251 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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IV Sessione - L’Italia a Versailles. Aspetti di politica internazionale  249




              Luigi Federzoni che l’Italia avrebbe potuto ottenere di più, Sforza replicò che
              non avrebbe voluto ottenere di più, perché la sua politica mirava a stabilire una
              sistemazione equa, capace di fondare un’amicizia stabile tra Roma e Belgrado,
              premessa di una politica d’influenza economica e culturale dell’Italia nei Balcani. 69
              Con il successivo trattato di Roma del 27 gennaio 1924 l’Italia ottenne poi anche
              la città di Fiume, lasciando alla Jugoslavia il sobborgo di Porto Baross.
                 In conclusione va rilevato che il confine italo-jugoslavo fu fissato senza ple-
              bisciti delle popolazioni (dai quali comunque, data l’intricata situazione etnica,
              difficilmente sarebbe uscita una soluzione ragionevole) e fu determinato dai rap-
              porti di forza espressi dalla situazione diplomatica e militare del momento. La
              vecchia diplomazia (o meglio la diplomazia tout court) aveva prevalso sulle ingenuità
              e i preconcetti wilsoniani.

                    Solo l’esistenza in lui di uno smodato Super-Ego, che lo spingeva all’impossibile e
                    lo convinceva che una speciale intimità personale lo legava all’Onnipotente, spiega
                    il suo idealismo fanatico e la sua presunzione di poter redimere il mondo. La sua
                    tendenza costituzionale a ignorare i fatti del mondo esterno fino a negarne l’esi-
                    stenza, se erano in contrasto con le speranze e i desideri che coltivava – fin dall’in-
                    fanzia Wilson era stato incline a muoversi in un mondo di frasi, e non di fatti –,
                    aiuta a comprendere con quale tenacia e intransigenza egli fosse capace di insistere
                    nel perseguimento di un disegno: per lui era diventato facile distorcere, ignorare,
                    dimenticare o inverare fatti se la verità non corrispondeva ai suoi schemi mentali. 70


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                 Inoltre, scrive la stessa autrice, i membri dell’Inquiry, la commissione speciale
              americana istituita nel settembre del 1917 dal Presidente per preparare i materiali
              per i negoziati di pace, «avevano una conoscenza pressoché esclusivamente libre-
              sca e talvolta inadeguata dei problemi che trattavano, un debole senso delle realtà
              politiche e nessuna pratica di negoziati internazionali».
                 Dopo la Seconda guerra mondiale, mutati i rapporti di forza, la Jugoslavia di
              Tito imporrà la sua rivincita all’Italia, ancora una volta non aiutata dai suoi co-
              belligeranti, poi formalmente alleati nel Patto Atlantico.


              69  L’ammiraglio Thaon di Revel, che il 24 novembre 1919 si era dimesso da Capo di Stato Mag-
                 giore della Regia Marina in disaccordo con la politica adriatica del Governo, fu uno dei 22 se-
                 natori del Regno che votarono contro la ratifica del trattato (cfr. FERRANTE, E., Il Grande
                 Ammiraglio op. cit., p. 160 e 283-286, per il testo del discorso pronunciato in tale occasione).
              70  MELCHIONNI, M. G., La vittoria mutilata op. cit., p. 223-224.
              71  Ivi, p. 228-229.
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