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              contributo dato da Londra al processo di unificazione italiana quanto quello al
              carattere “umanitario” dell’intervento a favore del Belgio occupato dalle forze
              tedesche), sia per i benefici concreti che questa scelta avrebbe potuto comportare
              soprattutto sul tema delle terre irredente.
                 Rispetto ai contenuti del Patto di Londra, le autorità italiane assumono quindi,
              seppure in maniera implicita, che il favore britannico (e, in subordine, quello fran-
              cese) permetta loro di conseguire almeno una parte degli obiettivi richiesti, so-
              prattutto in ambito coloniale. In tale ambito, l’elenco delle richieste italiane (che
              comincia a essere elaborato già nei mesi della neutralità, ma che cresce in maniera
              significativa dopo il 1916) include, fra l’altro, la cessione di Gibuti e di Cassala,
              del Somaliland, del Giubaland con Chisimaio; l’annessione di Giarabub e la ret-
              tifica del confine libico-egiziano con la cessione di un’ampia porzione di territorio
              a sud di Cufra; il controllo del lago Tana e della regione circostante, oltre a un
              accordo con Francia e Gran Bretagna a tutela dello status quo della penisola ara-
              bica, con l’obiettivo malcelato di stabilire una zona di influenza politica esclusiva
              sullo Yemen. Nelle parole del ministro delle Colonie Gaspare Colosimo (che reg-
              gerà il dicastero dal 1916 al 1919, sotto i governi Boselli e Orlando) l’obiettivo
              era quello di riportare «nella esclusiva sfera dell’Italia […] tutta l’Etiopia […] come
              una gran zona contigua, a nord, all’Eritrea e, a sud, alla Somalia italiana, in modo
              da farne un tutto politico economico». Vale inoltre la pena osservare come que-
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              sto obiettivo non dovesse essere perseguito a spese del nemico sconfitto, ma at-
              traverso sacrifici imposti agli Alleati a titolo di compensazione, sia sulla base di
              presunte “ragioni storiche”, sia dello sforzo militare compiuto dall’Italia; un fatto,
              questo, che sarebbe stato costante motivo di contrasto con la Consulta, poco in-
              cline ad aggiungere altri elementi di tensione a un rapporto già non privo di dif-
              ficoltà. 9




              8  Africa italiana. Programma massimo e programma minimo di sistemazione dei possedimenti italiani in Africa
                 orientale e settentrionale. Vol. II. Tipografia del Senato, Roma 1919, p. 211-212, cit. in MONZALI,
                 L., Il partito coloniale e la politica estera italiana, 1915-1919. Ora in idem, Il colonialismo nella politica
                 estera italiana 1878-1949. Momenti e protagonisti. Società Editrice Dante Alighieri, Roma 2017, p.
                 59-101 (72).
              9  Anche a causa degli sviluppi della Conferenza di pace, al termine del conflitto, i guadagni del-
                 l’Italia in Africa sarebbero stati limitati all’Oltregiuba e alla rettifica della frontiera con i pos-
                 sedimenti francesi nei settori di Gadames (Tripolitania), Ghat e Tumu (Fezzan). Una mappa
                 dettagliata è in Manuale di storia politico-militare delle colonie italiane. Ministero della Guerra, Co-
                 mando del Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, Roma 1928, di fronte a p. 474.
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