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              questo atteggiamento, insieme con la sostanziale ambiguità che – fino alla stipula
              degli armistizi – avrebbe ispirato l’azione degli Stati Uniti intorno al tema dei trat-
              tati segreti.


              Alla Conferenza di pace
                 La posizione di Londra alla Conferenza di pace (così come quella degli altri
              Alleati) risente ampiamente di questi condizionamenti negativi. Come osserva
              l’ambasciatore britannico a Parigi Lord Derby, l’atteggiamento dei delegati alla
              Conferenza verso l’Italia «has been one of supreme contempt up to now and
              now it is one of extreme annoyance. They all say that the signal for an armistice
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              was the signal for Italy to begin the fight». Questo giudizio è condiviso, fra gli
              altri, da larga parte della delegazione statunitense, primo fra tutti il presidente
              Wilson, il cui ruolo sarà centrale nel definire il rapporto con Roma, in particolare
              riguardo la questione adriatica. Presa fra i vincoli posti dagli impegni assunti e la
              necessità di preservare il suo “rapporto speciale” con Washington, la Gran Bre-
              tagna avrebbe cercato per tutta la Conferenza di mantenere un difficile equilibrio
              fra «principles» e «treaty obligations», i due corni di un dilemma che Balfour aveva
              espresso durante la missione a Washington del 1917. La necessità da una parte di
              contenere le mire francesi, dall’altra di dare risposta alle richieste del nazionalismo
              slavo (che godevano di ampio sostegno al Foreign Office e fra le élite del Paese)
              contribuivano a complicare l’equazione non meno della scarsa flessibilità della
              posizione italiana. Su questo sfondo, la strategia britannica è volta, anzitutto, a
              cercare una via d’uscita “dignitosa” dagli impegni assunti con Roma e a indivi-
              duare una soluzione che – allo stesso tempo – permettesse di restaurare un cre-
              dibile equilibrio europeo. Per Lloyd George e i suoi collaboratori, una Germania
              reintegrata nel sistema continentale poteva rappresentare non solo un contrap-
              peso alle ambizioni francesi, ma anche un deterrente alla minaccia bolscevica.
              D’altra parte, per il Primo ministro era anche prioritario rimuovere la minaccia
              che la flotta tedesca d’alto mare rappresentava per la Royal Navy e smantellare
              l’impero coloniale di Berlino, parte dei cui possedimenti (Tanganika, Camerun e
              Togoland, già territori dell’Africa orientale e dell’Africa occidentale tedesca) sa-
              rebbe andata a beneficio di Londra sotto forma di mandati della Società delle
              Nazioni. 19


              18  Cit. in MACMILLAN, M., Paris 1919. Six Months that Changed the World. Random House, New
                 York 2002, p. 283.
              19  Altri possedimenti tedeschi sarebbero stati assegnati (sempre a titolo di mandato) ai dominion
                 britannici. In particolare, il Sud Africa avrebbe ottenuto il mandato sul territorio dell’attuale
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