Page 262 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
P. 262
260 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
l’Epiro settentrionale avessero trovato accoglimento, l’impegno greco a rinunciare
in Asia Minore – a vantaggio del Governo italiano – ad alcune delle pretese avan-
zate. 21
L’avvicinamento fra Italia e Grecia è visto con favore sia dalla Francia sia –
soprattutto – dal filellenico Lloyd George, ma non comporta un effettivo miglio-
ramento della posizione negoziale di Roma. Sul piano interno esso si traduce,
inoltre, in un indebolimento del Governo e del Ministro, accusato dalla stampa
nazionalista di avere ceduto su tutta la linea alle richieste franco-britanniche. Come
è stato sintetizzato, «con la rinuncia a Smirne e a gran parte del Dodecaneso [con-
figurata negli accordi Tittoni-Venizélos] si abbandonava in sostanza ogni idea di
un futuro possedimento territoriale italiano in Anatolia. L’obiettivo che britannici
e francesi perseguivano, il ridimensionamento italiano nel Mediterraneo orientale
22
a favore della più malleabile Grecia, era raggiunto». Dal punto di vista italiano,
la perdita di una presenza “di peso” nella penisola anatolica (che la firma del trat-
tato di Sèvres prima, il consolidarsi del movimento kemalista sul territorio poi,
21 Sugli accordi Tittoni-Venizélos cfr. MELCHIONNI, M. G., Gli accordi italo-greci a Parigi (1919-
1920), in «Rivista di Studi Politici Internazionali», vol. 48 (1981), n. 3, p. 465-480. Di fronte
al mutato scenario internazionale, il Governo italiano avrebbe rigettato tali accordi il 26 luglio
1920 con una comunicazione datata 22 luglio secondo cui: «Il Governo Italiano ritiene dover
far presente al Governo ellenico che essendo mutati i criteri politici cui si inspirava l’azione
dell’Italia nel perseguire le proprie aspirazioni in Asia Minore ed in Albania, la linea di condotta
stabilita fra i due Ministri degli Affari Esteri il 29 luglio 1919 è venuta a perdere ogni efficacia
giusta quanto è espressamente stabilito dall’art. 7 dell’accordo stesso. Infatti all’Italia, a diffe-
renza della Grecia, restano assicurati in Asia Minore soltanto vantaggi economici con esclu-
sione di qualsiasi forma di dominio territoriale diretto o indiretto, ed in Albania non sarà
realizzato il mandato previsto, giacché l’Italia, di fronte alla indubbia manifestazione della vo-
lontà del popolo albanese di reggersi con piena indipendenza, non può, ispirandosi alle sue
tradizioni liberali, che dare in massima il proprio riconoscimento a quelle rivendicazioni na-
zionali. E poiché il carattere dell’accordo 29 luglio, come definito all’art. 8, non era altro che
la determinazione di una comune linea di condotta da seguirsi dinanzi alla Conferenza di
Parigi per sostenere i punti di vista dei rispettivi Governi circa alcune questioni, è chiaro che
essendo mutati i punti di vista del Governo italiano e le possibilità di realizzazione, l’accordo
stesso non può essere più utilmente invocato» [Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto
di Studi Giuridici Internazionali, Prassi italiana di diritto internazionale, 325/3 - L’Accordo Tit-
toni-Venizelos del 29 luglio 1919, all’indirizzo Internet: http://www.prassi.cnr.it/
prassi/content.html?id=1205#nota2 (ultimo accesso: 18.1.2020)].
22 MONZALI, L., La politica estera italiana nel primo dopoguerra 1918-1922. Sfide e problemi, in «Italia
Contemporanea», n. 256-57, 2009, p. 379-406 (390).

