Page 261 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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IV Sessione - L’Italia a Versailles. Aspetti di politica internazionale  259




                 La centralità del rapporto con gli Stati Uniti e la necessità di contenere le am-
              bizioni francesi concorrono a mettere in discussione il ruolo di Londra di “onesto
              sensale”; uno stato di cose che si riflette anche nelle relazioni con l’Italia. La for-
              mazione del governo Nitti (23 giungo 1919), con l’arrivo alla Consulta del fran-
              cofilo Tommaso Tittoni al posto di Sonnino, se da un lato porta Roma più vicino
              alle posizioni di Parigi, dall’altro la allontana da quelle di Londra. Queste oscilla-
              zioni (cha caratterizzano un po’ tutto l’andamento della Conferenza) finiscono
              sia per vanificare gli sforzi della delegazione italiana, sia per alimentare la diffi-
              denza delle controparti, che vedono in esse la prova dell’opportunismo che ispira
              l’azione di Roma rendendone inaffidabile la condotta. Come è stato notato, alla
              vigilia dell’insediamento di Nitti a Palazzo Chigi «[t]he Allies […] were reluctant
              to part with Italy, but there was no love lost on their part for the Treaty of Lon-
              don. In addition, if a choice had to be made by them between Italy and the United
                                                                              20
              States, there could be no question as to which side they would take». Il riavvi-
              cinamento di Roma alla Grecia, destinato a sfociare negli accordi Tittoni-Veni-
              zélos (29 luglio 1919), si spiega in parte con la volontà del nuovo esecutivo di
              uscire da questa impasse modificando la scala delle priorità di quello che lo aveva
              preceduto (Adriatico, Asia Minore, Africa), attribuendo maggior peso alle que-
              stioni coloniali e a quelle economiche e assumendo, nell’insieme, una postura più
              conciliante nei confronti delle controparti. In base a tali accordi, l’Italia rinunciava
              al Dodecaneso a favore della Grecia (con l’eccezione di Rodi, che sarebbe rimasta
              sotto la sovranità italiana, salvo l’eventualità di un plebiscito da effettuare entro
              cinque anni) e si impegnava ad appoggiare le rivendicazioni territoriali greche in
              Tracia e nell’Albania meridionale, ottenendo in cambio la conferma della neutra-
              lizzazione del Canale di Corfù già stabilita dalla Conferenza di Londra del 1913-
              14, il riconoscimento del diritto a un mandato sul’Albania e alla sovranità su
              Valona e sul suo hinterland, nonché, se le rivendicazioni di Atene in Tracia e nel-



                 Namibia (Africa sudorientale tedesca) mentre la Nuova Guinea tedesca sarebbe stata ripartita
                 fra Australia (cui sarebbe stato assegnato il mandato su Nuova Guinea e Narau), Nuova Ze-
                 landa (cui sarebbe stato assegnato il mandato sulle Samoa occidentali) e Giappone (cui sarebbe
                 stato assegnato il mandato sui territori del cosiddetto “Mandato del Pacifico meridionale”,
                 comprendete i territori degli attuali Palau, Marianne settentrionali, Stati Federati di Micronesia
                 e Isole Marshall).
              20  ALBRECHT-CARRIÉ, R., Italy and Her Allies: June 1919, in «The American Historical Re-
                 view», vol. 46 (1941), n. 4, p. 837-843.
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