Page 269 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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IV Sessione - L’Italia a Versailles. Aspetti di politica internazionale  267




              delle Nazioni la loro persistente reazione anti-britannica, se non in quanto l’una
              e l’altra cosa possa convenirci in funzione dei nostri rapporti con l’Inghilterra». 35


              Considerazioni conclusive
                 Al fondo delle difficoltà e delle contraddizioni che caratterizzano i rapporti
              anglo-italiani alla Conferenza di pace e negli anni immediatamente successivi vi
              sono diversi fattori, primo fra tutti l’incapacità, l’impossibilità e – in taluni casi –
              la non volontà da parte britannica di comprendere le posizioni e le priorità italiane.
              Soprattutto a Parigi, Roma e le sue richieste sono percepite, in più di un’occasione,
              come “sacrificabili” sull’altare del mantenimento di buoni rapporti con gli Stati
              Uniti, con i quali esiste maggiore (anche se non assoluta) convergenza di interessi.
              La rigidità della posizione italiana (in parte prodotto di dinamiche politiche in-
              terne, in parte di una visione dei rapporti internazionali che la guerra aveva messo
              in buona parte in crisi) contribuisce a rafforzare questo atteggiamento. Anche
              dopo la firma del trattato di Versailles e il ritorno del presidente Wilson negli
              Stati Uniti, la volatilità delle compagini di governo da una parte (fra il giugno
              1919 e il luglio 1921, a Roma, si sarebbero alternati due governi Nitti e il quinto
              governo Giolitti e altrettanti ministri degli Esteri), la difficoltà della politica italiana
              a concentrarsi chiaramente sugli obiettivi perseguiti dall’altra, avrebbero concorso
              a rendere difficile un vero avvicinamento, nonostante l’emergere di diverse occa-
              sioni di collaborazione a livello locale.
                 Nello stesso senso avrebbero giocato i vari livelli ai quali si collocavano gli
              obiettivi delle due capitali. La prospettiva essenzialmente locale in cui si snoda-
              vano gli interessi italiani permetteva alla sua leadership di cercare (perlopiù con
              poco successo) di massimizzare i risultati conseguiti in un numero limitato di tea-
              tri-chiave, in parte indipendenti l’uno dagli altri, spostando fra questi la sua at-
              tenzione in base al grado di resistenza opposto dagli interlocutori e alle mutevoli
              pressioni dell’opinione pubblica interna. La prospettiva “imperiale” entro cui si
              muoveva Londra, che la costringeva alla costante ricerca di un equilibrio fra obiet-
              tivi e teatri spesso contrastanti, forniva – al contrario – alle sue autorità, una gab-
              bia negoziale assai più rigida. Anche ciò spiega il diverso atteggiamento di Roma
              e Londra su molti dei punti in agenda e concorre a giustificare la distanza che se-
              para le due capitali e i contrasti che da tale distanza sono derivati. Occorre, infine,
              osservare come anche dal punto di vista britannico gli anni Venti siano un periodo



              35  Cit. in CAROCCI, G., La politica estera dell’Italia fascista (1925-1928). Laterza, Bari 1969, p. 201.
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