Page 325 - Carlo Alberto dalla CHIESA - Soldato, Carabiniere, Prefetto
P. 325

Il periodo da Coordinatore  del servizio di sicurezza


                                              a due Agenti di custodia, Brigadiere Gennaro Cantiello e Appuntato Sebastiano Gaeta,
                                              al medico Roberto Gandolfi, all’Assistente sociale Graziella Vassallo Giarola, a Pier Luigi
                                              Ciampi, insegnante della scuola del carcere, e a due dei tre detenuti che guidarono la
                                              rivolta, Cesare Concu e Domenico Di Bona, mentre Everardo Levrero si salvò.
                                              Trasportate da un elicottero Agusta B212 che atterra sul tetto del padiglione ove erano
                                              asserragliati i rivoltosi con i loro ostaggi, dopo aver fatto saltare una parete per accedere
                                              all’interno dell’istituto, due Squadre di Gis penetrano nel padiglione, facendosi strada
                                              con l’uso di flash bang e, dopo aver arrestato un terrorista che minacciava di uccidere un
                                              ostaggio sparando una raffica di pistola mitragliatrice in aria, rastrellano l’intera sezione
                                              al cui interno i terroristi non tentano alcuna reazione, sorpresi dalla fulminea azione dei
                                              Carabinieri. L’irruzione dei «GIS del Gen. dalla Chiesa» si concluse entro le 16:30 di
                                              quel 29 dicembre 1980, senza alcuna vittima. L’intera operazione era stata coordinata
                                              dal Generale di Brigata dei Carabinieri Enrico Riziero Galvaligi.                 321
                                              Due giorni dopo il successo di Trani, le Brigate Rosse presentarono il conto all’ideatore e
                                              realizzatore del blitz, colpendolo mortalmente con un vile agguato. Il 31 dicembre 1980,
                                              alle ore 19, due presunti fattorini attendevano nell’androne del condominio ove abitava
                                              la famiglia Galvaligi per consegnare un cesto doni al Generale che, unitamente alla Con-
                                              sorte, stava per rientrare dalla messa del Te Deum celebrata nella vicina Parrocchia. In
                                              realtà, i due giovani si erano già presentati per la consegna nel primo pomeriggio, non
                                              trovando il destinatario. Il Generale si indirizzò verso di loro per ricevere il pacco e dare
                                              una mancia, quando, dopo aver chiesto conferma che si trattasse del Generale Galvaligi,
                                              i due lasciarono andare il pacco doni e fecero fuoco con armi corte sull’obiettivo, dandosi
                                              subito dopo alla fuga. Enrico Riziero Galvaligi, sessanta anni, grande amico e stretto colla-
                                              boratore del Generale dalla Chiesa, quale Vice Coordinatore degli Istituti di Prevenzione
                                              e Pena, morì sul colpo.
                                              I due brigatisti killer saranno poi identificati in Pietro Vanzi e Remo Pancelli, entrambi
                                              componenti della Colonna romana delle Brigate Rosse. Nel comunicato di rivendicazione
                                              dell’omicidio, le Bierre collegarono il barbaro assassinio alla strategia di attacco al sistema
                                              delle carceri che vedeva ancora prigioniero il Magistrato Giovanni D’Urso. L’omicidio
                                              Galvaligi fu voluto da Mario Moretti per tacitare i contrasti con i capi storici delle Brigate
                                              Rosse detenuti in carcere, ai cui comitati interni era stata peraltro affidata la sorte del Dott.
                                              D’Urso, dopo aver diffuso l’ennesimo comunicato riportante la sentenza di condanna a
                                              morte del Magistrato e la richiesta ultimativa della più ampia diffusione del documento
                                              sulla carta stampata e in televisione. L’artefice della strategia comunicativa e gestionale del
                                              sequestro D’Urso risulterà Giovanni Senzani, laureato in giurisprudenza, conoscitore degli
                                              Istituti di prevenzione e pena, da tempo in clandestinità. Anche tra i principali organi di
                                              stampa si creò una divaricazione tra gli intransigenti e i possibilisti. Tutti i maggiori quoti-
                                              diani si rifiutavano di aderire alla richiesta dei terroristi. Il settimanale «L’espresso», invece,
                                              pubblicò addirittura un’articolata intervista con 34 domande effettuata ai rapitori di D’Urso.
                                              Nel pomeriggio del 14 gennaio 1981, sull’utenza telefonica di casa d’Urso giunse una
                                              telefonata durante la quale un anonimo interlocutore comunicò l’avvenuta liberazione
                                              del magistrato e il luogo del rilascio. In realtà, il rilascio avvenne l’indomani mattina, 15
                                              gennaio, poco dopo le 7, nel ghetto ebraico di Roma, all’interno di una Fiat 127 di colore
                                              beige, parcheggiata in via Portico d’Ottavia. Dopo 34 giorni di prigionia si concludeva il
                                              sequestro D’Urso. Quello che le Brigate Rosse annoverarono come un grande successo
                                              politico e operativo, rappresenterà invece l’ulteriore passo verso lo sgretolamento della
                                              compagine terroristica che vedrà praticamente la conclusione tra la fine del 1981 e l’inizio
                                              del 1982, con il felice esito del sequestro del Generale statunitense James Lee Dozier. Con
                                              l’arresto di Mario Moretti nell’aprile 1981 e di Giovanni Senzani, l’anno successivo, dopo
                                              oltre un decennio connotato da una crescente e insensata furia omicida, si conclude la lunga
                                              esperienza del brigatismo rosso, per anni l’organizzazione terroristica più temuta d’Europa.
                                              Il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa può finalmente tirare un sospiro di sollievo.
   320   321   322   323   324   325   326   327   328   329   330