Page 324 - Carlo Alberto dalla CHIESA - Soldato, Carabiniere, Prefetto
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alfonso manzo
Il giornalista Enzo Biagi e il Gene-
rale di Divisione Carlo Alberto dalla
Chiesa in un’immagine di backstage
durante la celebre intervista all’emit-
tente Telemond
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degli Istituti di prevenzione e pena del Ministero di Grazia e Giustizia. Ancora una volta si
ripropose il dilemma per lo Stato che dovette scegliere tra la linea dura dell’intransigenza
e quella della trattativa con le Brigate Rosse che, nel primo volantino di rivendicazione del
sequestro del Magistrato, chiedevano la chiusura del supercarcere dell’Asinara, peraltro
semivuoto a causa dei danneggiamenti provocati dai detenuti in rivolta l’anno precedente.
Si trattava, in realtà, di attuare una decisione che il Ministero di Grazia e Giustizia aveva,
di fatto, già preso.
La posizione intransigente sembrò avere il sopravvento, mentre la moglie del Magistrato,
Franca D’Urso, lanciò un appello televisivo rendendosi disponibile a fare di tutto pur di ot-
tenere la liberazione del marito. La tragica esperienza maturata durante l’infausta gestione
del sequestro Moro fece sì che il Ministro di Grazia e Giustizia, Adolfo Sarti, dichiarasse
pubblicamente, in data 26 dicembre 1980, l’intenzione di procedere allo svuotamento
degli ultimi detenuti del carcere dell’Asinara.
Il 28 dicembre 1980, alle ore 15:00, all’interno del supercarcere di Trani, tre detenuti non
rientrarono dall’ora d’aria e, armati di rudimentali punteruoli, sorpresero e presero in
ostaggio alcuni Agenti di custodia di servizio, dai quali si fecero consegnare le chiavi con
cui aprirono le celle di molti altri reclusi. Quindi, una settantina di detenuti si rinchiusero,
insieme agli ostaggi ai quali fecero togliere l’uniforme per renderli indistinguibili rispetto
a loro, all’interno di un reparto dell’istituto penitenziario. La rivolta fu capeggiata da
alcuni appartenenti alle Brigate Rosse che avanzarono la richiesta di abolire il fermo di
polizia, l’immediata chiusura dell’Asinara, la mancata proroga del decreto interministe-
riale, emanato nel maggio del 1977, sulle carceri speciali, in scadenza nel dicembre 1980.
Il carcere di Trani, attivato solo pochi anni prima, nel 1974, era un moderno complesso
molto più confortevole della vecchia fortezza ubicata sul lungomare di Trani. Ma il reale
motivo sotteso alla rivolta sembrò essere la volontà di assassinare Guido Giannettini, già in
forza al Servizio segreto militare, Franco Freda, estremista di destra, entrambi condannati
all’ergastolo in primo grado per la strage di Piazza Fontana […], rinchiusi nella Sezio-
ne di massima sicurezza dello stesso carcere. Sventato tale proposito, in un comunicato
consegnato dai rivoltosi vi fu un esplicito riferimento al sequestro D’Urso, ancora in atto,
indicato come l’ulteriore ostaggio, il diciannovesimo, con riguardo ai 18 Agenti di custodia
nelle loro mani. L’indomani, il 29 dicembre, allertati dal Comando Generale dell’Arma dei
Carabinieri, fecero il loro ingresso sulla scena di Trani, per la prima volta, gli uomini del
Gruppo di Intervento Speciale dell’Arma, voluti dal Gen. dalla Chiesa sin dall’indomani
della tragica irruzione nel carcere di Alessandria, avvenuta il 9 maggio 1974, costata la vita

