Page 518 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Nella colonna B sono riportati gli  equipaggi disponibili  per azioni
                belliche a quella data, mentre nella colonna C gli equipaggi utilizzabili per
                azioni notturne. La  colonna A è invece una nostra elaborazione ottenuta
                moltiplicando gli equipaggi per il numero di piloti previsti per il tipo di
                velivolo impiegato, ovvero due piloti per ogni equipaggio da bombarda-
                mento (esclusi i tuffatori) e dell'Aviazione Ausiliaria della Regia Marina,
                un solo pilota per i tuffatori e tutte le altre specialità <45>.  La  colonna in-
                dicata  con l'asterisco  è la somma degli  ufficiali  e sottufficiali piloti  che
                alla medesima data erano ai reparti combattenti, quale si può desumere
                dalla tabella in appendice. Si nota immediatamente il fatto evidenziato dal
                generale Pricolo nella sua circolare, ovvero che solo il 50%  dei piloti ai
                reparti era  idoneo  a  formare  equipaggi  operativi.
                    In secondo luogo, si vede come le scuole non fossero ingrado di for-
                nire un gettito  sufficiente  ad incrementare il numero  di  piloti,  ma solo
                a ripianare le perdite. Tenendo conto che nel periodo esaminato il nume-
                ro di velivoli bellici in carico ai reparti, compresi quindi anche gli aero-
                plani inefficienti, era circa pari al numero di equipaggi, si evidenzia come
                i piloti che arrivavano in squadriglia dalle scuole o dalla riserva molto dif-
                ficilmente  riuscissero  a  completare il loro  addestramento < 46>.

                     Necessaria era, quindi, la decisione di creare i «gruppi complemen-
                tari», dipendenti da ogni stormo,  così da creare delle unità addestrative
                dipendenti dai reparti combattenti, ma  dislocate  in territorio  nazionale
                e non gravando il personale di squadriglia anche dell'incombenza dell'ad-
                destramento  operativo.
                     Senza apparente spiegazione rimane, tuttavia, il fatto che col passare
                dei mesi la percentuale di ufficiali piloti ai reparti andasse via via dimi-
                nuendo passando dal 52,5% del totale in gennaio al43,5% dell'ottobre,
                mentre i quadri del ruolo naviganti avevano subito un incremento dell'8,9%




                (45)  I dati sono desunti dalla Situazione giornaliera efficienza bellica velivoli ed equipaggi alla
                    medesima data.  La  raccolta  completa delle  tabelle giornaliere in A.U.S.A.M ..
                (46)  Gli  aspiranti piloti  dopo 60  ore  di addestramento alle  scuole  di  primo periodo,
                    venivano  avviati a  quelle di secondo periodo dove volavano  da  55  ore (caccia) a
                    84 ore (bombardamento), metà circa delle quali su velivoli di prima linea. L'adde-
                    stramento terminava alle scuole di specialità. Un pilota da bombardamento arriva-
                    va quindi in squadriglia dopo aver volato per altre  50 ore (6 delle quali dedicate
                    al tiro e solo 10 al volo in formazione a pieno carico), mentre un cacciatore aggiun-
                    geva al suo libretto di volo alle  115  iniziali altre 30 ore,  5 delle quali dedicate al
                    combattimento in  quota  e  4  a  tiri  su  bersagli  fissi  e  mobili:


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