Page 13 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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L'ITALIA  TRA  ASSE,  TRIPARTITO  E  OCCIDENTE









                                                                  FULVIO  D'AMOJA



                 La  politica  estera di  uno stato  in guerra  ha  dei  passaggi  obbligati:
            i  rapporti  con l'alleato  o  con gli  alleati  con  i  quali  combatte;  i  rapporti
            con gli stati neutrali, i quali sono alla fine anche come tante finestre sugli
            stati contro i quali combatte, se  non addirittura delle aperture attraverso
            le quali poter comunicare con essi,  scavalcando in parte il vuoto formato
            da un nulla ostile provocato dalla guerra; e,  poi, infine i rapporti con gli
            stati vinti, con i territori occupati, con i governi dei paesi ex-nemici, alcu-
            ni  dei quali sono divenuti persino collaborazionisti e dei  quali non si  sa
            bene fino a qual limite fidarsi ovvero se non esserne addirittura gelosi da-
            to che talvolta l'opera di mimesi politica compiuta da questi stati ex-nemici
            è talmente  perfetta  da  indurre nel  dubbio  che  non  di  vinti  si  tratti,  ma
            di  governi  che  solo  il  caso  o  alcune  circostanze hanno voluto  che  siano
            stati  all'inizio  dall'altra  parte  della  barricata.
                 Il quadro internazionale di un paese in guerra è, dunque, sempre for·
            temente complesso. Anche a causa del fatto  che poi non è detto che i rap-
            porti  con l'alleato/alleati  siano sempre tra  i  più limpidi  e  corretti.  Così
            come non è detto che la politica estera che si  vorrebbe fare è anche quella
            che in effetti si può e si deve fare. Visto che sulla politica premono sempre
            le  condizioni  del  quadro  militare,  le  esigenze  belliche,  le  considerazioni
            che  vengono  dal  fatto  della  guerra  in  comune e  così  via  continuando.
                 In altre parole non c'è un quadro internazionale di un paese in guer-
            ra che non sia al medesimo tempo il quadro stesso della guerra e del suo
            insieme di speranze e di delusioni. Un quadro quindi anche di emozioni.
            Forse di  emozioni prima ancora che di razionalità.  Quasi che la politica,
            la  diplomazia  che  dovrebbero  essere  razionalità tendano sotto l'impatto
            delle poste in giuoco e nella prospettiva della gravità di quanto si sta deci-



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