Page 17 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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fine per pareggiarsi. O per lo meno direi che per questo motivo e per altri
l'Italia si ritrovò agli inizi del 1942 in condizioni di ritornare "a far po-
litica" (3).
La prospettiva è di quelle che per così dire tornano proprio a propo-
sito. Il rapporto tra Roma e Berlino attraversava in effetti un momento
di particolare difficoltà. I settori di tensione erano quelli di sempre: i Bal-
cani e la Francia di Vichy. In entrambi la presenza dell'Italia era costretta
a cedere di continuo il passo a quella tedesca ovvero era obbligata ad una
strenua azione di retroguardia - la rinuncia per esempio alla· rotta Sicilia-
Biserta, l'accettazione ad ampliare i compiti antiguerriglia partigiana nel-
la ex-Jugoslavia - pur di non consentire ulteriori allargamenti di spazio
a tutto favore dei tedeschi e dei loro collaborazionisti a Vichy o in Croazia
ed in Slovenia.
Né migliore era la situazione generale in Europa: l'Italia non poteva
che prendere atto di avere praticamente il vuoto intorno a sé.
L'attacco di Hitler alla Russia, e lasciamo da parte per un momento
il mancato successo iniziale, aveva indicato chiaramente a chi sapeva leg-
gere i fatti, e la diplomazia italiana non era di certo seconda a nessuna
nella capacità di capire i tedeschi, che la Germania non voleva condivide-
re con alcuno la supremazia sull'Europa. Il "Nuovo Ordine" di cui si par-
lò parecchio nel 1942 anche tra studiosi italiani e tedeschi nascondeva,
e neppure tanto, dietro la contrapposizione tra le teorie, l'evidente volon-
tà della Germania hitleriana al "primato", vi si coglieva senza alcuna dif-
ficoltà l'applicazione di quel "fuehrende Rolle", che la Germania intendeva
esercitare ed in effetti esercitò nel centro-Europa, nei Balcani, sul Danu-
bio, nel resto del continente: niente escluso e nessuno che vi si potesse in
effetti sottrarre <4>.
Forse dipese dall'ostentazione di potenza e dalla sfrontatezza senza
alcun senso di misura con cui i tedeschi in fondo interpretarono nel 1942
questi loro ruoli, se l'anno 1942 costituì l'anno in cui l'Italia si sforzò di
(3) L'espressione è usata da R. De Felice, Mussolini l'alleato, 1940-45. l. L'Italia in guer-
ra, 1940-1943. Tomo primo "Dalla guerra 'breve' alla guerra lunga". Torino, 1990,
p. 441, in particolare in riferimento al Tripartito; mi sembra, tuttavia, che essa me-
riti di essere generalizzata ad indicare una condizione di base per l'intero anno 1942.
(4) Sul concetto di "primato" della Germania riferito all'area del litorale adriatico si
vd.: "Il console generale a Vienna, Romano, al capo di Gabinetto, Lanza d'Ajeta",
Vienna, 28 aprile 1942, D.D.I. 9\ VIII, doc. 487, p. 536.
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