Page 14 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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dendo per le  sorti del paese, a farsi  persino un po' meno razionali. Vale
                 a dire a lasciare un qualche spazio ai propri desideri, a quel che si vorreb-
                 be  che  fosse  e  che,  in  realtà,  è sovente  ben  diverso  da  quello  che  è.
                      Un quadro,  dunque,  composto  di  più piani che  si  intersecano  e si
                 interrelano strettamente l'uno all'altro. E pertanto anche una relazione co-
                 stretta a muoversi su più piani. Il che comporta per prima cosa il rischio
                 di non affrontarne a fondo  alcuno ovvero  di sacrificarli tutti in nome di
                 quella entità astratta e vaga che finisce  per diventare il "quadro interna-
                 zionale"  dell'Italia  nel  suo  terzo  anno  di  guerra:  il  1942.
                      Eppure per l'anno che qui ci interessa è questo un rischio che occor-
                 re senz' altro correre pur sa pendo quanto alla fine possa diventare insod-
                 disfacente privilegiare un metodo all'altro, la foresta agli alberi, l'insieme
                 al tutto. Perché il terzo anno di guerra fu un anno decisivo.  Fu l'anno che
                 raccolse l'eredità dei due grandi avvenimenti che avevano profondamente
                 modificato,  nell'anno  appena conclusosi, l'andamento della  guerra,  anzi
                 il carattere stesso della guerra, ma che tutto sommato non avevano ancora
                 avuto il tempo necessario a materializzare i loro effetti. Mi riferisco ovvia-
                 mente ai due eventi chiave del 1941: l'attacco della Germania all'Unione
                 Sovietica  e  l'attacco  del  Giappone  agli  Stati  Uniti.
                      La  prima  notazione  da fare  è appunto la  cura con  cui  viceversa  ci
                 si diede da fare a "cloroformizzare",  tanto per usare una espressione tipica
                 della terminologia della politica estera fascista,  l'uno e l'altro avvenimen-
                 to. Ovviamente e prima di tutto l'avevano segnato per le dimensioni mon-
                 diali  ormai assunte dal conflitto e per l'ampiezza dello scontro tra i  due
                 blocchi contrapposti. Se però andiamo poi a esaminare le cose un po' più
                 da vicino vediamo che questa globalizzazione non incise più di tanto nel
                 quadro  complessivo.  O  che  per lo  meno  e per  essere  più  esatti,  non vi
                 incise il coinvolgimento nel conflitto degli Stati Uniti. La  diplomazia ita-
                 liana fu,  tra le tre, quella che agli inizi sembrò preoccuparsi un po' di più
                 della  situazione  nata dalla  dichiarazione di guerra agli  Stati  Un i ti  e  che
                 seguì con apprensione le  pressioni esercitate dal Governo di Washington
                 sugli altri stati del continente americano perché a loro volta  rompessero
                 le  relazioni con le  due Potenze dell'Asse; erano le settimane della seconda
                 metà  di ·gennaio-inizi  di  febbraio  che  accompagnarono la  convocazione
                 e la riunione della conferenza panamericana di Rio. Ma poi passate quelle
                 settimane  cruciali  anche la  diplomazia  italiana si  allineò  a  Berlino  ed a
                 Tokio: una ostentata indifferenza sembrava accomunare le tre capitali nella
                 valutazione  e  nei  giudizi  su  tutto  ciò  che  riguardava  gli  Stati  Uniti;  il


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