Page 16 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Quanto è altrettanto evidente che, benché non esplicitati apertamen-
                te, i dubbi si facessero più forti e con essi gli interrogativi sulle conseguen-
                ze  della  guerra ad est.
                    I dispacci dell'ambasciatore Alfieri da Berlino sono caratteristici  di
                una tale doppia lettura. Non ultimo, è quasi inutile notarlo, per la pavidi-
                tà dell'uomo ad esprimersi talvolta in modo deciso. Ne esce, fuori, comun-
                que,  il quadro di una Germania sbigottita e smarrita dinanzi alle masse
                dei  feriti,  dei  mutilati  e  degli  invalidi  che  cominciavano  a  vedersi  nelle
                città tedesche, nonostante la cura delle Autorità di concentrarle spesso in
                zone appartate del Reich, nel Protettorato di Boemia e Moravia, il quadro
               di una opinione pubblica disorientata  dalle  notizie che  provenivano dal
               fronte per canali spesso trasversali sulle disfunzioni della macchina orga-
               nizzativa tedesca, gli equipaggiamenti insufficienti, i mezzi aerei e coraz-
               zati non a punto, i mancati collegamenti logistici, ecc. ecc., ovvero persino
                perplessa a vedere alti comandi che si palleggiavano responsabilità, gene-
               rali che si  rimbalzavano critiche, mettendo a nudo gelosie e antipatie tra
               i  settori  tradizionali  dell'Esercito  e  le  sue  parti  più politicizzate.

                    Alla fine però sembrò prevalere di nuovo la fiducia.  Alfieri riferì pun-
               tuale l'immediato controllo della situazione da parte di Hitler, l'epurazio-
               ne  nei  comandi,  la  forte  mobilitazione  propagandistica  di  Goebbels,  di
               come fossero scattati subito i meccanismi dell'industria bellica e l' organiz-
               zazione dell'economia di guerra. Hitler preannunciò a sua volta la prepa-
               razione  di  una  nuova  offensiva  per la  primavera,  rispetto  alla  quale  -
               eliminati i ritardi subiti dall'avvio della prima offensiva e senza le avverse
               condizioni meteorologiche e l'inverno precoce che l'avevano colpita- af-
               fermò anche che non si potevano nutrire dubbi quanto al suo esito. Tutta-
                                                   r
               via, nonostante ciò,  e nonostante il fatto che Mussolini rispondesse subito
               affermando, come si è già detto, la solidarietà e la fiducia dell'Italia, non
               per questo si deve ritenere che il discorso fosse chiuso. Dietro l'apparenza
               della solidarietà e dell'ostentazione di certezza nella vittoria tedesca, cova-
               va  un'altra  e  ben  più complessa  serie  di  considerazioni.

                    Sull'Italia del  1941  aveva  pesato il  fallimento  dell'attacco  alla  Gre-
                cia.  Anzi  esso  pesava ancora.  E non a  caso  tra le  righe  e neppure tanto
                delle spiegazioni che i tedeschi davano dell'insuccesso della loro offensiva
                contro Mosca c'era anche il ritardo con cui era scattato l'attacco alla Rus-
                sia avendo dovuto correre in aiuto dell'Italia  nei  Balcani.  Grosso modo,
                anche se può parere un po' esagerato dirlo, i due fallimenti finirono alla


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