Page 21 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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ad est, e promise a sua volta l'appoggio all'operazione su Malta, con l' ini-
            zio da subito dei bombardamenti aerei da alta quota da parte dell'aviazio-
            ne tedesca:  la  "sua" aviazione, di  cui Goring era ovviamente geloso  e di
            cui disponeva spesso con gli italiani come un oggetto personale di patteg-
            giamento < 8>.

                 L'accordo rimase, però, in sospeso quanto ai tempi delle diverse ope-
            razioni ed in primis quanto a quale attribuire la priorità tra l'attacco a Malta
            e l'offensiva in Cirenaica. È ovvio che Goring non aveva poteri definitivi
            e che doveva  riferire prima a  Hitler, mentre si  dovevano attendere tutte
            le  consultazioni a  livello  esecutivo.  Detto questo lo  storico  non può non
            sottolineare l'ultimo particolare che, simultaneamente alla visita, e stando
            sempre alle già richiamate intercettazioni telefoniche di Cavallero, Musso·
            lini "frenava" un Rommel che avrebbe voluto continuare l'avanzata dopo
            la  presa di Bengasi (9)  quasi che,  a prescindere da ogni altra considerazio-
            ne,  i  tedeschi  intendessero  affrettare  i tempi  in  Africa  settentrionale  ed
            essere poi più liberi all'inizio dell'offensiva ad est e gli  italiani se  ne ren-
            dessero, a loro volta, ben conto, gli Alti Comandi in primo luogo, perché se
            no Cavallero non avrebbe annotato e diffusa l'intercettazione, e si sforzas-
            sero, "Stimmung"  o non "Stimmung", di inchiodare i tedeschi ai loro obblighi.
                 Per quanto parziali e reticenti essi fossero, gli affidamenti di Goring
            segnarono  tuttavia un miglioramento  rispetto  alle  difficili  situazioni  del
            1941. Con una doverosa  precisazione da  fare:  non  fu  tutto  merito  degli
            italiani se  le  cose  erano potute andare così.  Agli  inizi del  1942, sensi  di
            disagio, a parte per essere partiti con il piede sbagliato in Russia, o addi-
            rittura volontà di mascherare tutto  ed assicurarsi  per intanto l'approva-
            zione degli italiani, i tedeschi non dovettero fare  i conti solo con l'alleato
            italiano, facilmente gestibile per il motivo di fondo che sappiamo, quanto
            fu  ai giapponesi che essi guardarono. Ed  il Governo di Tokio non si era
            allineato,  come è noto, alla  Germania nel giugno  1941, così come aveva
            fatto viceversa Mussolini, ma continuava per così  dire a  tenere gli  occhi
            puntati sulla  Germania, a  tenere Berlino  sotto osservazione,  in attesa di
            vedere come le armate tedesche se la sarebbero cavata nella prova di appello.
                 D'altra parte è  ovvio  che la  collaborazione  dell'Italia,  la  Germania
            ce  l'aveva  di  già,  mentre  era  quella  giapponese  a  mancarle.



            (8)  Si cfr.  per quanto precede il verbale  del  colloquio  in D.D.I., 9a, VIII,  d.  211, cit.
           · (9)  U.  Cavallero,  Comando  Supremo,  cit.,  p.  209-210.


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