Page 26 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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I Comandi militari italiani l'ebbero sempre ben chiaro trovandosi co-
               stretti a contemperare tra una strategia astratta e di puro desiderio quale
               fu quella rappresentata dal Tripartito e la realtà imposta dai rapporti nel-
               l'Asse.  Ciò  non volle  però  dire tacere il  fatto  che dalla  Cirenaica e dalla
               Tripolitania si arrivava al cuore dell'Impero britannico prima e più facil-
               mente che da qualsiasi altro fronte  di guerra, e che pertanto, senza tema
               di smentite, l'Egitto e Suez stavano all'Asse come l'India stava al Triparti-
               to. E che se l'Asse voleva vincere doveva appunto concentrare le sue forze
               in Africa settentrionale. Voglio dire che, nonostante la subalternità milita-
               re dell'Italia alla Germania, fu quanto mai evidente che, in termini di stra-
               tegia globale, la guerra alla Gran Bretagna si vinceva in Europa battendo
               gli  inglesi  in  Africa  settentrionale  e  nel  Mediterraneo.
                    La Germania aveva avuto l'occasione di farlo affrontando direttamente
               la Gran Bretagna con una invasione a cui aveva viceversa rinunciato rifu-
               giandosi  nei  bombardamenti  aerei  a  tappeto,  nel  blocco  navale,  ed  alla
               fine in un attacco alla Russia, che visto in tale ottica, ebbe persino il sapo-
               re,  rispetto  alla  battaglia  d'Inghilterra  prima annunciata e poi  rinviata,
               di  una compensazione a  qualche cosa  che si  doveva  fare  e che  viceversa
               i tedeschi  non erano stati in grado di  fare  ed avevano pertanto rimosso.
                    Tutto ciò rientrò, dunque, nell'appoggio italiano al Tripartito ed alla
               dichiarazione tripartita. L'occasione per dire nel corso di quei primi mesi
               del  1942 troppe cose che ci  si era tenuti dentro e che non si poteva conti-
               nuare  a  dire  in  modo  esplicito.
                    Di modo tale che parlare di offensiva in Africa settentrionale equi-
               valse  a  dire che la  guerra alla  Gran Bretagna  non la  si  sarebbe vinta  di
               certo in Russia; che questa poteva essere stata anche un'abile mossa poli-
               tica nel giugno  1941. Questo sì.  Ma al punto in cui erano le cose, ed alla
               luce  del  mancato successo  dell'attacco a  sorpresa,  quanto ancora valeva
               insistere  nella  guerra  ad est?
                    Restava la guerra sul fronte dell'Africa settentrionale, restava il pro-
               blema  di  Malta,  restava la  questione  del  controllo  delle  rotte  e  dei  cieli
               del Mediterraneo. I Comandi ed il Governo italiani conobbero bene i pro-
               blemi. Né si trattò tanto di contrapporre Asse e T ripartito, o della tattica,
               del "terzo che gode", che tattica era e tattica rimase. Il modo fu tra strate-
               gie  corrette  e  strategie  sbagliate.  Anzi  fu  di  darsi  una  strategia  unitaria
               che mancava viceversa del tutto. E sotto il profilo precedente Asse o Tri-
               partito non c'entrarono più di tanto, perché la sola cosa che a quel punto
               contasse per gli Alti Comandi italiani, per il Governo italiano fu  di obbli-
               gare  la  Germania  a  chiarirsi.


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