Page 24 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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A parte questi problemi di immagine, chiaramente ineccepibili, c'e-
rano considerazioni un po' più concrete. I fermenti dei vari nazionalismi
in Asia quanto nel mondo arabo, le correnti che premevano a favore di
posizioni neutraliste, quando non si dichiaravano di fatto a favore del-
l'Asse così come era avvenuto nell'Iraq di Rashid Alì el-Gailani per lo me-
no fino al29 maggio 1941 quando il colpo di stato del filo-britannico Nuri
Al Said l'aveva rovesciato.
Messe le cose con un po' di fantasia - la quale anche nella serietà
di una guerra non guasta del tutto allorché si devono elaborare le grandi
strategie, e che in questo caso si può chiamare capacità o coraggio a guar-
dare grande- le armate del Tripartito erano in condizioni, per lo meno
sulla carta, ed ammesso che ne fossero capaci, di operare in una sorta di
ideale convergenza di tutti i loro sforzi, da quello giapponese in Asia, a
quello tedesco in Russia, all'impegno dell'Italia sostenuta dalla Germania
in Africa settentrionale, per convergere poi tutte insieme chi da una parte
chi dall'altra nell'obiettivo finale di colpire la Gran Bretagna al cuore del-
la sua potenza.
Il quale cuore era costituito dal suo Impero e soprattutto dai suoi
tre centri vitali: l'India, Suez, lo stesso Egitto, dove erano anche più forti
i sentimenti nazionalistici, le spinte indipendentistiche, diciamo anche l'in-
sofferenza ed una qual certa fretta a sbarazzarsi non appena possibile del-
la presenza britannica.
Per il Tripartito investire da vicino l'India e farla insorgere appellan-
dosi al suo nazionalismo ed alla sua volontà di indipendenza, oltrepassare
la catena del Grande Caucaso ed arrivare agli Urali per spingersi da una
parte al Mar Nero e dall'altra all'Asia centrale, vincere in Tripolitania ed
in Cirenaica e spingersi di lì fino al vicino Egitto ed occupare finalmente
il Canale di Suez: tutto diveniva militarmente fattibile e politicamente af-
fascinante. Avendo oltretutto il vantaggio di potere essere tentato subito
e prima che gli Stati Uniti- ritenuti in ritardo di preparazione- fosse-
ro a loro volta in grado di intervenire a favore degli inglesi e dei sovietici.
E coinvolgendo al tempo stesso in una grande ondata di insurrezione na-
zionalistica la Siria ed il Libano e l'Impero francese del nord Africa.
Un piano, ripeto, affascinante. Pressoché napoleonico. Degno di una
grande strategia e, indubbiamente, di una visione insurrezionale della guerra
apportatrice di grandi sconvolgimenti politici e sociali che ebbe ovviamente
ben poco a che vedere con le finalità reali di guerra in base alle quali com-
battevano la Germania nazista e l'Italia fascista. Ma che poteva all' occor-
renza essere benissimo finta.
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