Page 23 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 23
veva essere l'organo direzionale del T ripartito a livello politico, il 18 gen-
naio 1942 si completò il tutto con la firma di una convenzione tecnico-
militare: ampio accordo-quadro sulla delimitazione delle rispettive aree
d'influenza, l'indicazione dei teatri operativi di guerra, la riaffermazione
delle responsabilità primarie politiche e militari della Germania e dell'Ita-
lia in Europa e del Giappone in Asia, oltre, sia chiaro, un'impressionante
elenco di organi tecnici e di coordinamento, di future previste collabora-
zioni tripartite, e così via di seguito. Una sorta di Stato Maggiore unifica-
to del Tripartito ad integrare e completare la Commissione politica 0 2 >.
Credo superfluo aggiungere che tutti gli organi appena istituiti rima-
sero in effetti solo sulla carta. Le poche volte che le commissioni militari
del Tripartito si riunirono e funzionarono questo fu più a Roma ed a To-
kio che non a Berlino (13).
Agli inizi del 1942, tuttavia, nessuno poteva essere sicuro che non
dovessero funzionare. Con una segnalazione a parte, vorrei aggiungere per
i tedeschi, che tutto lascia supporre che fossero decisi in partenza a non
farli funzionare salvo che a certe condizioni e dopo d'essere ben sicuri che
il Tripartito non interferisse minimamente con i loro piani.
Viceversa, come è noto, i giapponesi colsero immediatamente l'occa-
sione per proporre, riprendendo accenni precedenti nello stesso senso del-
l' Asse e della politica estera fascista verso i paesi arabi, la firma e la
diffusione di una dichiarazione delle tre Potenze del Tripartito a favore
dell'indipendenza dei popoli arabi e del popolo indiano.
L'idea non era sbagliata. Da un lato a dare alla proposta giapponese
una sua indiscutibile plausibilità c'era quella sorta di vacuum ideale e poli-
tico in cui si era mosso fino ad allora il Tripartito. Costituiva a dir poco
un controsenso dal punto di vista anche solo puramente concettuale che
nel momento in cui giapponesi, tedeschi ed italiani si trovavano a com-
battere in tutto il mondo gli stessi nemici ed il conflitto aveva assunto le
dimensioni che sappiamo, mancasse poi una finalità comune, ovvero, am-
messo che vi fosse, tale finalità non venisse esplicitata e dichiarata al mon-
do intero. Non si può trascurare quanto stava facendo nelle stesse settimane
il blocco avversario con la Dichiarazione delle Nazioni Unite e quanto Roo-
sevelt e Churchill avevano fatto mesi prima con la Carta Atlantica.
(12) Anche a tale proposito rinvio a D.D.I., 9", VIII, d. 169, e, inoltre, dd. 117 e 142.
(13) In proposito una indicativa comunicazione di lndelli a Ciano, Tokio, 20 giugno
1942, D.D.I., 9", VIII, d. 634 e nota l, p. 693.
21

