Page 19 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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drammaticamente negli  anni precedenti. È indubbio che l'Italia non po-
          tesse tollerare ad alcun costo di ritrovarsi in una situazione di tale perico-
          lo.  Voglio  dire che  per l'Italia parlare con  i tedeschi  di fronti  di guerra,
          di  equilibri che andavano mantenuti tra la  situazione ad est ed il fronte
          mediterraneo-africano  erano tutte cose  bellissime e giustissime.  Le  quali
          nascondevano e neppure tanto l'affanno dell'Italia di una copertura aerea
          per proteggere le rotte del Mediterraneo, di mezzi corazzati, artiglieria pe-
          sante  e semovente,  mezzi  anticarro,  senza  i  quali le  truppe italiane  non
          potevano  operare in Africa  settentrionale,  di  nafta  e  carburante senza  i
          quali né la Marina da guerra né quella da trasporto si potevano muovere
          nel Mediterraneo, né ci si  spostava nel deserto,  né quel po' di aviazione,
          che l'Italia aveva, poteva volare. La situazione era quella che era e l' affan-
          no  si  nascondeva  male.  Ed  era  inutile  illudersi  che  a  Berlino  non  se  ne
          rendessero  conto  e  non si  fosse  pronti a trarne a  propria volta  profitto.
               Con la motivazione ufficiale di volere spiegare agli  italiani la  situa-
          zione in Russia, ma con lo  scopo evidente di rendersi conto della condi-
          zione politica del rapporto, Hitler aveva preannunciato a Roma anche la
          prossima visita del maresciallo Goring. Questi arrivò a Roma a fine gen-
          naio  e vi  si  trattenne alcuni giorni,  incontrando anche  Mussolini.

               Secondo l'annotazione di Ciano, ''Il Duce riassume così le sue impressio-
          ni:  'Stimmung'  nei  nostri  confronti  assai  buona;  morale  in  generale,  discreto" < 5 l.
               Occorre intendersi subito  sul  termine "Stimmung":  una espressione
          che Mussolini amava e di cui abusava per indicare tanto uno stato d'ani-
          mo  particolare  quanto  un  sentimento  molto  più diffuso  e generale <6l.
               Di certo a Roma non ci si dovette fare molte illusioni sui motivi della
          visita  di  Goring né  che  bastasse  una  difficoltà  come  quella  che  stavano
          incontrando in Russia per cambiare i tedeschi dall'oggi al domani e muta-
          re  il loro  modo di  comportarsi  nei  confronti  degli  italiani.
               Voglio  dire che  se  ci  raffigurassimo un universo italiano disposto a
          concepire un  rapporto con l'alleato  che fosse  per gli  italiani miracolosa-
          mente improntato alla chiarezza ed alla pienezza della collaborazione com-



          (5)  G. Ciano. Diario.  1941-1943, II vol., Milano, III ed.,  1946, 29 gennaio  1942, p.  119;
             per il verbale del colloquio tenutosi il28, si cfr. D. D.l., 9 a, VIII, d.  211, p.  224-236,
             si tratta però solo della traduzione dell'originale tedesco, per cui preferiamo attener-
             ci  per  le  nostre  considerazioni  generali  alla  annotazione  di  Ciano.
          (6)  Per esempio la usò anche nella lettera a Hitler del 23 gennaio già citata, si vd. D.D.I.,
             9\ VIII,  p.  206.


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