Page 18 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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accentuare la  stretta  con l'Ungheria e la  Spagna in aperta polemica più
              volte con Berlino ed ottenendo nel corso dell'anno persino qualche buon
              successo sia a Budapest che a Madrid. Si trattava ovviamente di successi
              piuttosto circoscritti e pagati oltretutto con l'accresciuta ostentata indiffe-
              renza,  quasi disistima,  di Hitler nei  confronti di  Franco e della  politica
              estera  spagnola,  ovvero  accettando  di  avere  a  che  fare  con  le  ritorsioni
              di una Bucarest pretenziosa e ricattatrice che si servì dell'appoggio di Berlino
              per fare pesare a Roma ogni concessione di carburante o fornitura di ce-
              reali, pronta a rivalersi sull'Italia per qualsiasi episodio di rivalità con l'Un-
              gheria  sul  Danubio.
                   Si  tratta, tuttavia, di aspetti che pur se indicativi e meritevoli di at-
              tenzione non alterarono la tendenza di fondo che rimase impostata su una
              ostentata  collaborazione  politica.
                   In effetti, fin dall'avvio del  1942, i rapporti politici tra i due alleati
              si sarebbero giocati su altri temi, si sarebbero confrontati rispetto ad altre
              questioni che  vedremo più avanti e che  diedero quasi l'impressione che
              il resto costituisse un po' una sorta di contorno, talvolta persino sfocato,
              consapevoli da parte italiana quanto da parte tedesca,  che  i rapporti di
              forza  si  stabilivano  di  fatto  altrove.

                   Prima di  tutto,  direi,  sul piano militare.  E non soltanto perché era
              in corso una guerra.  Ma perché lo  storico  non può mai perdere di  vista
              come l'Italia vi  era entrata,  sulla  base di  quali  considerazioni politiche,
              con quale insufficiente preparazione, e con quali previsioni poi immedia-
              tamente smentite.
                   Al fianco dei rapporti politici vi erano, dunque, i problemi legati al-
              la collaborazione militare nell'Asse. Ed anche il termine di "collaborazio-
              ne" è poco più di un compiacente eufemismo dello storico. L'Italia aveva
              bisogno dell'appoggio tedesco per continuare a combattere. Sotto tale profilo
              l'esperienza dell'anno e mezzo appena passato era stata a dir poco dram-
              matica e l'impatto che le  sconfitte  in  Albania  ed  in  Grecia, le  difficoltà
              in Africa settentrionale e nel rapporto tra le forze navali italiana ed ingle-
              se  nel  Mediterraneo  e,  pur se  un po'  più defilata,  la  perdita dell'Africa
              orientale avevano avuto, non può in alcun modo essere sottovalutato. Vo-
              glio dire che l'Italia faceva politica ma questa politica quale che essa fosse
              era condizionata dalla sua situazione militare. Sotto tale profilo l'attacco
              della Germania alla Russia,  ed adesso agli  inizi del  1942, il preannuncio
              da parte di Hitler di una nuova offensiva tedesca riaprirono la prospetti-
              va di essere lasciati soli a combattere, che l'Italia aveva già sperimentato
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