Page 25 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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A parte ciò,  e vedremo meglio  tra pochissimo  come le  cose fossero
           appunto giudicate a Berlino ed anche a Roma, sta di fatto che per diversi
           mesi fu  un gran parlare a livello di Tripartito di movimenti nazionali ed
           ami-coloniali, di rivolte, di insurrezioni, di indipendenze da incoraggiare
           e da favorire: l'ex premier iracheno Gailani assicurò che se le armate tede-
           sche fossero arrivate a Tiflis in quel preciso momento tutti i popoli arabi
           e dell'Asia sarebbero insorti contro l'Inghilterra, il Muftì di Gerusalemme
           preannunciò a Roma ed a Berlino l'appoggio della  religione se  non addi-
           rittura una sorta di guerra santa a favore dell'Asse;  Chandra Bose venne
           in  Europa;  e dalle  stazioni  radiofoniche del Tripartito tutti  i leaders  dei
           movimenti nazionalisti ami-coloniali ed ami-imperialisti si  alternarono ad
           illustrare la  nuova fase  del conflitto mentre,  da parte loro, gruppi abba-
           stanza nutriti di  diplomatici delle  due Potenze dell'Asse e  del  Giappone
           si  mobilitarono  con i  politici nazionalistici e con i loro esperti a  cercare
           di  mettere  a  punto  documenti,  progetti  di  risoluzione,  ecc.  ecc.
                Sappiamo bene che non se ne fece nulla. Anzi tutta la questione pre-
           senta  per lo  storico  delle  vicende  del Tripartito contorni fin  troppo evi-
           denti  di  ambiguità,  pur  restando  oggettivamente  presa  in  un  momento
           importantissimo della storia del nazionalismo arabo e della storia del na-
           zionalismo asiatico.  Si  manifestarono allora quelle forze che si  sarebbero
           imposte in alcuni casi al momento stesso della conclusione della seconda
           guerra  mondiale  ovvero  nel  corso  del  quindicennio  successivo.

                A parte ciò, e per restare il più possibile aderenti ad un discorso che
           vuole parlare soprattutto di Asse e di Tripartito, è noto dagli studi di De
           Felice  e  da  un'abbondante letteratura straniera che  la  posizione iniziale
           italiana fu  nettamente a favore dei giapponesi ed a favore della dichiara-
           zione tripartita. L'Italia ebbe chiaramente tutto da guadagnare a contrap-
           porre il  Tripartito all'Asse  e  non  poteva  che guadagnare da  un disegno
           strategico il quale le assicurava che, come che fosse,  il fronte mediterraneo-
           africano  non  sarebbe  stato  più secondario  nella  strategia  dell'Asse.
                Ovviamente la  centralità strategica  del  Mediterraneo-Africa  setten-
           trionale fu sempre e soltanto una formula, una astrazione, persino a livel-
           lo  di  Tripartito.  Per  realizzarla  in  concreto  occorreva  un'autonomia  di
           capacità militari  che l'Italia  non aveva  per cui,  non  disponendone  e  di-
           pendendo dalla Germania, qualsiasi discorso rischiava di lasciare il tem-
           po  che  trovava.


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