Page 30 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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dell'opinione pubblica internazionale e di quella delle democrazie anglo-
sassoni in particolare o dei governi liberi in esilio a Londra, i tedeschi era-
no senz' altro nel 1942 vere e proprie "pecore nere", anzi quello usato dal
consigliere Bismarck era solo un eufemismo di comodo e la condanna del
nazismo era molto più pesante, gli italiani avevano dalla loro solo il titolo
costituito dal rapporto dell'Italia con la Santa Sede. O per essere più pre-
cisi solo il titolo che nasceva dai legami della Chiesa di Roma verso l'Italia
concordataria.
Era oltretutto dal giugno 1941 che il Governo di Berlino e la diplo-
mazia tedesca insistevano perché il Governo italiano intervenisse presso
la Santa Sede, affinché il Pontefice, la Segreteria di Stato, o al limite anche
solo qualche cardinale prendesse posizione sulla guerra della Germania
all'Unione Sovietica, per condannare quest'ultima ed il bolscevismo < 20>.
Non è perciò tanto difficile presumere che- a completamento di una
manovra diplomatica, dove si erano sprecati gli allettamenti ma in cui era
stato sempre evidente l'attento calcolo dei tedeschi dei pro e dei contro,
e con la quale Berlino era riuscita a trasformare alla fine la questione della
dichiarazione tripartita nell'apparente apertura dell'Asse ad occidente, ben
sapendo, come era appunto accaduto, di trovare subito disponibili gli ita-
liani, e lo si era fatto a ragion veduta pur di isolare i giapponesi e di elu-
dere un discorso sulla politica della Germania verso la Russia - a Berlino
si fosse valutato tra i vantaggi possibili da raggiungere anche quello di
potere riaprire con la Santa Sede il discorso sulla doppia condanna del
nazismo e del bolscevismo, facendo assolvere il primo e condannare, vice-
versa, l'altro. Cosa che come è noto Pio XII si rifiutò sempre di fare, ma
che proprio a causa della rigida opposizione del Pontefice ci sembra spie-
gare meglio il forte interesse tedesco alla manovra nel suo complesso < 21>.
(20) Su insistenza del Governo tedesco, Attolico, allora Ambasciatore d'Italia presso la
Santa Sede, aveva sollevato il problema con Pio XII in una udienza del settembre
1941, si cfr. in proposito le note di monsignor Tardini, uno dei due vice, con Mon-
tini, alla segreteria di Stato sull'udienza del Pontefice e sul suo successivo colloquio
con Attolico: "Notes de Mgr. Tardini", Vatican, 17 septembre 1941, in Secrétaire-
rie d'état de sa Sainteté, Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la seconde
guerre mondiale (d'ora innanzi citato A.D.S.S.), vol. 5: Le Saint Siège et la guerre mon-
diale (Juillet 1941-0ctobre 1942), Città del Vaticano, 1969, dd. 84 e 85: l'udienza
ed il colloquio si erano svolti il 16. Sull'intero episodio della cosiddetta "crociata
antibolscevica" a cui venne sollecitato Pio XII, si cfr.: Garzia, Pio XII e l'Italia nella
seconda guerra mondiale, Brescia 1988, p. 194 sg.
(21) Sulla linea politica della "doppia neutralità" adottata dal Pontefice all'indomani
del giugno 1941, sulla quale peraltro ritorneremo, si cfr. le attente osservazioni di
P. Pastorelli, "Pio XII e la politica internazionale", in A. Riccardi (a cura di), Pio
XII, Roma-Bari, 1984, p. 128 sg.
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