Page 34 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Ritorneremo su questo punto alla fine della relazione. Sta di fatto che
                 la  precisazione  di  Hitler comportò  per intanto  due  conseguenze.  Hitler
                 sostenne non a caso a Salisburgo che occorreva innanzitutto fare le offen-
                 sive militari. Il che comportò un rinvio notevole di qualsiasi effettivo con-
                 tatto  politico  -  l'autunno  di  monsignor  Bernardini?  -  con  due  facili
                 previsioni: che se le offensive si  fossero  concluse favorevolmente all'Asse,
                 Hitler avrebbe dettato le sue condizioni e sarebbe saltata di conseguenza
                 qualsiasi possibilità di compromesso. Nell'eventualità opposta costituiva
                 una previsione fin troppo scontata che mai e poi mai Hitler avrebbe trat-
                 tato  sotto  il  peso  di  una  sconfitta  militare.
                      Alla diplomazia italiana non restò, ed è questa la seconda considera-
                 zione da fare,  che la terza ed ultima ipotesi che non vincessero troppo né
                 gli  uni  né gli  altri,  che la  situazione militare confermasse per l'autunno
                 una situazione praticamente di stalla, di fronte alla quale ed a fronte del-
                 l'inutilità di  continuare ad uccidersi  non  rimanesse  che  una pace  senza
                 vinti,  né vincitori, o per lo  meno una pace in cui i vincitori non fossero
                 troppo tali ed i vinti non si  trovassero  nella  condizione di venire irrime-
                 diabilmente  schiacciati.
                      L'ipotesi può sembrare un po' strana mentre ci si apprestava a scate-
                 nare un'offensiva  che a  metà luglio  doveva  apparire ancora  in grado di
                 fare  occupare Suez  ed Alessandria  d'Egitto.  Lo  diventa un po'  meno se
                 si considera l'interesse ad assicurarsi una vittoria sulla cui spinta trattare
                 meglio  ed  in  condizioni  più vantaggiose.
                     Il che fu  diverso da quello che aveva detto Hitler a Mussolini a Sali-
                 sburgo.  Non  a  caso  a  monsignor  Bernardini,  Ciano,  di  ritorno  da  Sali-
                 sburgo,  aveva  anche  precisato:

                        ''Gli ho tolto  molte illusioni: la Germania è e sarà per molto tempo  estre-
                        mamente intransigente.  Non vedo ancora -  neppure da lontano - quello .
                        che possa essere un terreno di conciliazione per le due parti in conflitto.  Ho
                        sconsigliato la Santa Sede di prendere iniziative destinate ad un sicuro in-
                        successo" <30.
                     In effetti proprio quello della "inutile strage" fu  viceversa il terreno
                 su cui Ciano, Vittorio Emanuele, e la Santa Sede poterono ritrovarsi e con
                 ogni probabilità si incontrarono.  La  pace per fare  cessare la  guerra,  per
                 evitare nuovi lutti ed il rischio di una "tragedia" ancora maggiore di quella


                 (31)  Diario,  5 maggio  1942,  cit.,  p.  157.


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