Page 35 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 35
che si stava già vivendo. "[Il Re] ritiene che si dovrà arrivare ad una pace
di compromesso perché non vincerà nessuno e i popoli, ai disagi della guerra, aggiun-
geranno lo scontento di molte inevitabili delusioni" < 32 l. Ed in questo modo una
pace che avrebbe salvato l'Italia senza penalizzarla oltre misura.
Alla diplomazia italiana non rimase, a quel punto, che aspettare l'au-
tunno e l'esito delle campagne militari, quanto dei ben più tenui segnali
politici che essa aveva avviato. Ovviamente contò soprattutto quanto si
sarebbe deciso prima di tutto sul piano militare. Ciò non toglie, tuttavia,
che tra la tarda primavera e la fine dell'estate fu, ancora, un intrecciarsi
di "voci" su sondaggi avvenuti o che dovevano avvenire, su contatti o per
meglio dire su presunti tali, di iniziative che qualche neutrale pensava di
prendere o che aveva in effetti preso sia pure senza alcun esito: "voci"
che i diplomatici italiani, consapevoli della partita in corso, si affrettava-
no a raccogliere ed a ritrasmettere a Roma, in una sorta di corsa contro
il tempo della politica nei confronti delle vicende militari a tutti chiara,
specialmente dopo che l'offensiva italo-tedesca si bloccò a Sidi el-Barrani
ed il Mediterraneo divenne sempre più impercorribile per i convogli ita-
liani. Fu però altrettanto chiaro, nonostante l'ansia che traspariva spesso
da quelle informazioni, e lo sforzo di raccogliere tutto quanto desse un
po' di speranza, cadendo talvolta persino nell'eccesso, come vedremo tra
pochissimo, di fare dei propri desideri delle parziali verità, che tutto ri-
mase, pur sempre e soltanto, allo stato appunto di "voci", con i precisi
silenzi da parte statunitense e con le rigide pregiudiziali poste dai britan-
nici a non trattare in alcun caso con Hitler, e con le altrettante rigide chiu-
sure di Hitler nei confronti di Mosca.
Eppure, nonostante tutto, ripeto che si continuò a parlare parecchio
in quei mesi di pace di compromesso. Anzi ancora più che parlarne vi
si pensò molto. E questo è un dato di fatto che obbliga lo storico a riflette-
re sulla consistenza stessa del fenomeno al di là delle attese italiane ed al
di là delle "voci", dei lavorii delle propagande, del giuoco delle varie "in-
telligences" rivolto a disorientare l'avversario e, nei limiti del possibile, a
demoralizzarlo.
In effetti se il discorso fatto fino ad ora ha riguardato soprattutto l'I-
talia ed è stato tutto sommato un discorso pressoché scontato, lo storico
non può sottovalutare che la tenue trama della pace di compromesso fu
una sottilissima linea che nel corso del 1942 passò trasversalmente a tutti
(32) G. Ciano, Diario, l giugno 1942, p. 167.
33

