Page 37 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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confondibili tra loro. È però altrettanto chiaro che i due percorsi finirono
            poi inevitabilmente per incrociarsi e per partecipare l'uno dell'altro; il riaf-
            fiorare delle vecchie paure e delle profonde avversioni dell'Europa tra le
            due guerre  nei  confronti  del  comunismo  ed  il legittimo  bisogno  di  fare
            cessare il conflitto e di mettere un termine alle persecuzioni razziali hitle-
            riane, le quali due ultime esigenze furono, come è ben noto, al centro del-
            la visione di pace di Pio XII. Ne conseguì che, volendolo o non volendolo,
            in modo deliberato ovvero per pura sovrapposizione meccanica, quei due
            percorsi,  incrociandosi,  finirono  anche per  rafforzarsi  l'un l'altro  e  per
            dare, nell'estate del 1942, all'attesa di un intervento pacificato re della Santa
            Sede  una  corposità difficilmente  sottovalutabile.
                 1117 settembre sera, puntuale anch'egli, giorno più giorno meno, con
            la scadenza del famoso  "autunno", giunse a Roma,  in Vaticano,  Myron
            C. Taylor, in qualità di rappresentante personale del presidente Roosevelt
            presso Pio XII, alla sua terza visita in Vaticano, ma alla prima da quando
            gli  Stati  Uniti  erano  entrati  in guerra (34)_
                 Molte delle attese di cui abbiamo parlato nelle pagine precedenti ave-
            vano girato appunto intorno alla  previsione di  quella visita ed intorno a
            ciò che Taylor avrebbe detto, alle proposte di cui si avrebbe fatto portato-
            re o che si  sperava che egli  avrebbe portato.  Anche a Washington se  ne
            fu  consapevoli. Si  spiegano, infatti, solo in chiave di tale consapevolezza
            e degli equivoci che le  attese rischiavano di provocare, la fretta e la cura
            con cui Taylor, al di là dell'obiettivo prioritario di convincere Pio XII ad
            accettare l'alleanza tra gli occidentali ed i sovietici, tenne a precisare subi-
            to,  fin  dal pro-memoria che depositò all'arrivo alla  segreteria di Stato, e.
            poi alla prima udienza concessagli dal Pontefice il  19, che i discorsi della
            vecchia Europa non erano affatto i discorsi degli Stati Uniti: nessuna pos-
            sibilità di intesa con la Germania e con il Giappone; esplicito invito a Pio
            XII a  non volere  intraprendere alcun  tentativo mediatorio  e  di  pace;  la
            guerra condotta ad oltranza,  durasse anche  per altri  vent'anni, fino  alla
            distruzione completa dei fascismi e del militarismo in Europa ed in Asia;
            un ordine mondiale del dopoguerra fondato sul riconoscimento del ruolo
            internazionale dell'Unione Sovietica e sulla collaborazione tra gli Stati Uniti,
            la  Gran Bretagna  e l'U.R.S.S. (35)_



            (34)  Sull'episodio, uno tra i più trattati nella  storiografia italiana sulla guerra e sul do-
                poguerra, rinvio al classico E.  Di Nolfo,  Vaticano e Stati Uniti,  1939-1952 (dalle carte
                di  Myron  C.  Taylor),  Milano,  1978, nonché al  recente I.  Garzia,  Pio  XII e l'Italia,
                cit.,  ed all'ampia documentazione contenuta  in  D.D.l.,  9\ IX,  dd.  60,  94,  128,
                191,  e passim.
            (35)  A.D.S.S.,  cit.,  vol.  5.  cit.,  dd.  472  e  473.


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