Page 33 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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ed approvazioni, in effetti a consultarsi con il Sovrano ed a coglierne le
indicazioni. Il 1° giugno, dunque, fu la volta di Vittorio Emanuele a ma-
nifestare la convinzione che si dovesse arrivare comunque ad una pace
di compromesso "perché non vincerà nessuno" < 28>. Infine, sempre in maggio,
in una data che non conosciamo con esattezza, ma che tutto porta a collo-
care intorno ai primi del mese, vale a dire in coincidenza con i primi son-
daggi di Ciano, esponenti del servizio segreto tedesco si incontrarono in
Svizzera con esponenti dell' Intelligence britannica. Ed anche se il contatto
fu qui di un altro tipo rispetto a quelli di cui ho appena parlato e se si
interruppe subito per la dichiarazione da parte britannica che il Governo
di Londra non avrebbe mai trattato e per alcun motivo con Hitler, esso
sta a confermare che il ciclo non fu mai soltanto italiano trovando ispira-
zione e seguito anche in alcuni ambienti tedeschi < 2 9).
Il riferimento ad un passo tedesco, obbliga, al di là della sua ufficiali-
tà o meno, a precisare meglio da parte mia la posizione di Hitler. In effet-
ti se a Salisburgo aveva convenuto con Mussolini sull'eventualità di una
Inghilterra costretta a trattare, Hitler aveva anche tenuto a precisare im-
mediatamente: ''Ma non potrà essere una pace di compromesso, poiché ciò signifi-
cherebbe una nuova guerra a breve scadenza'' OO). Vale a dire che per quanto
disponibile tatticamente a lasciare mano libera agli italiani, Hitler in ef-
fetti non se ne fidò e tenne a mettere bene in chiaro che la soluzione politi-
ca dovesse venire in ogni caso "dopo" la vittoria militare sul campo a
sanzionare formalmente qualche cosa che la Germania si era già conqui-
stata o che, per meglio dire, aveva acquisito con le armi: il diritto a "det-
tare" le sue condizioni agli avversari. È altrettanto evidente che se ciò fu
valido nei confronti della Gran Bretagna e degli occidentali, il principio
si applicò a maggior ragione all'Unione Sovietica. Al limite può darsi che
esso sia stato elaborato persino solo in funzione dell'Unione Sovietica, quasi
che Hitler temesse fin da allora che l'ipotesi di soluzione politica che egli
lasciava liberi gli italiani di ricercare per quanto riguardava i rapporti con
gli anglo-americani, gli si ritorcesse alla fine contro e si applicasse
all'U.R.S.S.
(28) Diario, 1° giugno 1942, p. 167.
(29) Le prime notizie arrivarono a Roma a metà maggio, si cfr. "Fransoni a Ciano",
Lisbona, 22 settembre 1942, D.D.I., 9\ vol. IX (21luglio 1942-6 febbraio 1943),
Roma, 1989, d. 147 e nota l, p. 150, nonché il dispaccio sempre di Fransoni del
12 ottobre, idem, d. 212, nel quale si ampliano le informazioni inviate in preceden-
za e le si precisano nel senso delle rappresentarività degli emissari tedeschi.
(30) D.D.I., 9 a, VIII, doc. 492, cit., p. 542. Si tratta del colloquio a due del 29 aprile.
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