Page 36 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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e due gli schieramenti in lotta; percorse l'Italia quanto l'Europa dell'Asse,
                 l'Europa occupata quanto, seppure ben più superficialmente, l'Europa li-
                 bera.  Né si  trattò  solo  di  aspirazione  alla  pace  come  fine  della  guerra e
                 delle  atrocità  che  la  guerra  stava  provocando.
                     Quella  a  cui  sto  facendo  riferimento  ebbe  una  precisa  dimensione
                 politica. Fu il vecchio viscerale anti-comunismo dell'Europa tra le due guerre
                 che  riaffiorò  fuori.  Fu la  domanda di  sempre -  e  furono  in parecchi a
                 porsela anche tra i rappresentanti di alcuni governi liberi in esilio in Gran
                 Bretagna dell'Europa centro-orientale:  il  polacco, il rumeno, ecc.  ecc.  -
                 a chi tutto ciò avrebbe giovato e se quella in corso non fosse in fondo una
                guerra civile, una guerra fratricida dell'Europa da cui avrebbero tratto van-
                taggio appunto e soltanto i nemici stessi dell'Europa. Si paventarono "im-
                pensati sviluppi di un bolscevismo vittorioso" sembrò quasi che non si  riuscisse
                a  sottrarsi all'incanto  delle  parole  d'ordine  che  la  propaganda di  Goeb·
                 bels  diffondeva  dappertutto in  Europa "o  la  Germania  o il bolscevismo",  e
                 che nella confusione provocata dall'immagine di una Unione Sovietica vin-
                 cente:  i  valori,  le  linee  di  scelta  ritornassero  a  farsi  incerte  come,  forse,
                 per  molti  erano  sempre  state.
                        ''Pericolo eventuale bolscevizzazione Europa costituisce attualmente a Lon-
                        dra  piu che  una  comprensibile  e grave preoccupazione,  un  vero  e proprio
                        'cauchemar' ed è in funzione di tale pericolo che può spiegarsi crescente inte-
                        resse  che  inglesi  dimostrano  per  l'Italia".

                     Riportò, con quel pizzico di "wishful thinking" di cui si è appena det-
                to,  il bravo Frapsoni da Lisbona.  Si  riparlò persino di una Europa degli
                equilibri; si ritenne da alcuni di potere ricostituire l'Europa delle potenze
                 con i suoi allineamenti ora elastici ora rigidi a seconda delle necessità, ma
                attenti sempre a creare sufficienti pesi e contrappesi in un giuoco talvolta
                di  tutti  contro  tutti,  senza  ricordare  sempre che era stato  in  gran  parte
                l'esasperazione proprio di quel giuoco a portare allo scoppio della guerra
                del 1939. Ed in un'Europa del genere divenne pensabile che anche l'Italia
                 riavesse una sua collocazione e tutto si  potesse in qualche modo risolvere
                 in  maniera  non  eccessivamente  traumatica (33)_
                     L'ipotesi di soluzione politica di cui sto parlando fu,  dunque, qual-
                 che cosa di ben diverso dall'altra. Pertanto, le due non sono assolutamente



                 (33)  Fransoni  a  Ciano,  Lisbona,  6  ottobre  1942,  D.D.I.,  9a,  IX,  d.  193,  p.  204,  per
                     le  frasi  citate;  Fransoni  riferì  "voci"  raccolte  da  "colleghi"  anche in ambienti  della
                     capitale  britannica  e  presso  vari  esponenti  dell'Europa  centro-danubiana.


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