Page 39 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Ma anche un modo per dire all'Italia di fare presto, che non aveva
molto tempo per decidersi, che in effetti dai tempi della sua decisione pri-
ma ancora che dai suoi contenuti, ovviamente scontati per Taylor e per
gli Alleati, sarebbe dipeso tutto il resto. Taylor si attese persino un contat-
to da parte italiana che, viceversa, Vittorio Emanuele volle evitare. E sia-
mo perciò d'accordo con l'interpretazione storica che ha considerato quella
mancata presa di contatto un grave errore che avrebbe pesato sul futuro
della monarchia italiana <39), d'altra parte proprio quella riluttanza del So-
vrano a compiere nel settembre 1942 un passo che, oggi come oggi, appa-
re quasi obbligato ci induce a pensare che - a parte qualsiasi altra
considerazione relativa alla delicatezza della situazione in cui ci si rischia-
va di porre - una considerazione che pesò senz' altro parecchio su Vitto-
rio Emanuele fin da allora fu che a fine settembre il fattore Stati Uniti,
benché evidenziatissimo e tale da non tollerare più le ingenue sotto-
rappresentazioni dell'inizio d'anno, non avesse ancora rivelato del tutto
(segue nota)
una visione", in A.D.S.S., 5, p. 683, cit., nella traduzione riportata in I. Grazia, Pio
XII e l'Italia, op. cit., p. 228. Indicazioni sulla "disponibilità" degli Stati Uniti nei
confronti dell'Italia erano, comunque, pervenute a Roma fin da prima, attraverso
il pro-memoria consegnato dal Dipartimento di Stato all'ambasciatore Ascanio Co-
lonna in partenza da Washington dopo la dichiarazione di guerra italiana. L'episo-
dio, portato alla luce da E. Di Nolfo sulla stampa italiana nel 1975 è stato ripreso
più di recente dallo stesso Aut. in E. Di Nolfo, "Italia e Stati Uniti: un'alleanza
diseguale", Storia delle relazioni internazionali, VI, 1990/1, p. 5-28. Una versione ab-
breviata del documento originario accompagnata però da alcune indicazioni leg-
germente difformi circa le circostanze in cui esso sarepbe stato consegnato
all'ambasciatore Colonna è in "Lanza d' Ajeta a Ciano", Roma, 2 3 maggio 1942,
D.D.I., 9a, VIII, doc. 559 p. 606; l'"appunto" fu sottoposto a Mussolini e ne por-
ta il visto; la sostanza del messaggio rimase quella che: "gli Stati Uniti non ritengono
di avere con l'Italia motivi di litigio e pertanto non nutrono verso di essa un'animosità analoga
a quella nutrita verso la Germania ed il Giappone"; va però notato che nella terza ed
ultima versione, quella del "Diario" di Ciano, alla presa d'atto dei sentimenti degli
Stati Uniti verso l'Italia si aggiunsero, come provenienti dall'ambasciatore Colonna
e dall'altro personale dell'Ambasciata a Washington, le affermazioni di un ritardo
di preparazione, il fatto che gli Stati Uniti non fossero "oggi" in grado di fare mili-
tarmente un gran che, la convinzione che fossero decisi a battersi anche a lungo
pur di liquidare la partita, e la previsione finale di una produzione militare in qual-
che mese di misura incalcolabile, cfr. G. Ciano, Diario, 21 maggio 1942, p. 164.
Infine, sulla questione della pace separata dell'Italia Taylor ritornò in termini espli-
citi durante la sosta a Madrid sulla via del ritorno negli Stati Uniti, si cfr. D.D.I.,
9a, IX, dd., 177 e 178.
(39) In questo senso E. Di Nolfo, Vaticano e Stati Uniti, 1939-52, op. cit., p. 53.
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