Page 44 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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aspettasse almeno che il Giappone quella solidarietà la esprimesse minac-
                ciando l'Unione Sovietica, iniziando una serie di pressioni militari, dedican-
                 dosi a quella tattica, in cui peraltro i giapponesi avevano dimostrato negli
                anni trascorsi di essere maestri, delle infiltrazioni di frontiera, delle penetra-
                 zioni a macchia d'olio che, in un modo o nell'altro, sarebbero servite alla
                 Germania a vedere la Russia costretta a mobilitare uomini e mezzi in Estre-
                 mo  Oriente  indebolendosi  d'altrettanto  nei  confronti  della  Germania.
                     Il  Giappone  non aveva  fatto  nulla  di  tutto  ciò.  Anzi  i  rapporti  tra
                Mosca e Tokio furono nella prima parte del 1942 ed in attesa della secon-
                 da offensiva tedesca, i più corretti che si  avessero da parecchi anni. Si ar-
                 rivò,  tanto  per  riferirsi  ad  un  episodio  sia  pure  solo  di  colore,  alla
                celebrazione del primo anniversario del patto di non aggressione. Un fat-
                to  senz'altro  minore,  da inserire  sul piano dei  consueti obblighi  formali
                che fanno  parte della  diplomazia.  Sufficiente  però,  in quelle condizioni,
                ed in quel momento,  a  confermare che Tokio interpretava la  "solidarie-
                tà" a suo modo: in primo luogo non identificandosi affatto con l'Asse per
                quanto concerneva il "caso Russia" ed al contrario sentendosi impegnato
                a differenziarsi dall'Asse,  a mantenersi di riserva cercando di  mantenere
                i migliori rapporti possibili con i sovietici, arrivando persino a dare loro
                un risalto  per così  dire pubblico:  e tutto ciò  in ossequio al principio che
                la forma manifestando la  sostanza, il Giappone riservava il  Tripartito in
                vista  di  un  accordo  tra  l'Asse  e  l'Unione  Sovietica.

                     In termini concreti tutto ciò volle  dire che il  Governo di Tokio fece
                capire più volte a quello di Berlino "prima" e "durante" l'offensiva della
                primavera-estate di  essere pronto ad interporre i suoi  buoni uffici  tra la
                Germania e l'Unione Sovietica, lasciò intendere chiaramente di essere di-
                sposto ad intraprendere persino una qualche mediazione qualora Berlino
                l'avesse richiesta, sottolineò, amplificandole, le "voci" concernenti una qual-
                che  disponibilità sovietica a  trattare che  si  diffusero  anch'esse  nella  pri-
                mavera e nell'estate provenendo ora da Ankara, da Stoccolma, o da Berna
                tutte  più  o  meno  interessate  alla  cessazione  del  conflitto  ad  est.
                     Agli occhi tedeschi,  la  "solidarietà" giapponese, già ostica ad accet-
                tarsi di per sè  dato come la  si  intendeva a Berlino, confermò a dir poco,
                oltretutto, che a Tokio non si  credeva nella vittoria della Germania,  per-
                ché,  se vi si fosse  creduto, e qui i tedeschi non ebbero tutti i torti, i giap-
                 ponesi non avrebbero posto tempo in mezzo per approfittare della situazione
                e liquidare le  loro  vecchie vertenze  con l'Unione Sovietica  messa  a  mal
                partito dalla Germania lasciando da  parte le  differenze tra Tripartito ed
                Asse  e  pensando  solo  a  trarre vantaggio  della  situazione.


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