Page 46 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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il bolscevismo. Invece una pace separata conclusa oggi con la Germania anche a
prezzo di grosse concessioni potrebbe significare non altro che una partita rimessa
a tempi migliori. Inoltre ttna soluzione del genere alla quale il Giappone darebbe
la sua ufficiale garanzia, assicurerebbe la Russia anche contro la eventualità sem-
pre presente di un attacco giapponese" (4l).
Le stesse domande che percorsero nella primavera-estate 1942 per
universo l'Europa, la percorsero anche nel verso opposto. In effetti, se da
una parte ci si domandò perché si dovesse combattere e morire per il co-
munismo, dall'altra fu anche naturale di domandarsi perché farlo per il
capitalismo. Stalin, è noto, attese il 1943 prima di sciogliere il Comin-
tern, nonostante le pressioni alleate già insistenti nel corso del 1942. Hi-
tler, viceversa, lasciò senza risposta tutte le "voci" e le sollecitazioni di
Tokio. Anzi Hitler, Himmler e le SS fecero terra bruciata della Russia oc-
cupata, perseguitarono e terrorizzarono la popolazione civile, distrussero
e deportarono intere comunità, ricorsero a mezzi inumani di repressione
contro i partigiani russi, quasi che, facendolo, ed accrescendo l'odio tra
tedeschi e russi, anche ciò rendesse più profondo il solco che divideva la
Germania dall'V nione Sovietica ed allontanasse del tutto qualsivoglia pos-
sibilità di un contatto, di un rallentamento delle operazioni militari, di
un avvicinamento quale che fosse e mascherato come che fosse, anche sol-
tanto alla lontana e sotto la forma molto trasversale ed orientaleggiante
che i giapponesi avevano cercato di dargli.
Interrogativi e dubbi tuttavia rimasero. La situazione ad est fu ag-
gravata dalla capacità dimostrata dai sovietici, tra la prima quindicina di
novembre e la seconda metà di dicembre, di prendere l'iniziativa una vol-
ta esaurita del tutto la spinta tedesca. I sovietici sfondarono, come è noto,
le linee romene, contrattacarono a nord ed a sud di Stalingrado, si incu-
nearono alla fine tra il fronte tenuto dai tedeschi e il fronte tenuto dalla
VIII Armata italiana, inflissero a quest'ultima una serie di smacchi, che
alla fine si sarebbero trasformati, in alcuni momenti, quasi in rotta.
Da parte italiana il contrattacco intorno a Stalingrado fu preso a con-
ferma della gravità della situazione. Si sottolineò subito che all'est le pro-
spettive erano ormai quelle di una guerra lunga e di logoramento, dall'esito
incerto e con una Germania non più in grado, bene che andasse, di resi-
(41) "Alfieri a Ciano", Berlino 21 ottobre 1942, D.D.I., 9", XI, doc. 248, p. 259. Alfie-
ri riferisce di un colloquio con l'ambasciatore giapponese a Berlino, Oshima, sulle
ultime "voci" di un intervento del Governo di Tokio a favore di un contatto tra
Mosca e Berlino.
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