Page 50 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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anche la possibilità per Mussolini di continuare a  "spendere" l'Asse e la
                solidarietà della Germania all'interno di un paese stanco ed ostile alia con-
                tinuazione della guerra. La sua possibilità di tenere ancora a freno la mo-
                narchia, di trattenere le frange sempre più estese di un nazionalismo italiano
                di estrazione liberale e cattolico che si stava identificando con Vittorio Ema-
                nuele, e continuare a tenere unito anche buona parte dello stesso partito
                fascista che gli si stava rivoltando contro. L'ultima parola toccava, a Hi-
                tler messo, in teoria, nella condizione o di cedere o di rendersi egli stesso
                responsabile della caduta di tenuta di Mussolini nel paese e della resa se-
                parata dell'Italia.
                     Proprio le  considerazioni appena fatte  spiegano meglio  il modo  in
                cui  a  Berlino  si  affrontò,  a  quel punto, la  situazione.  In effetti,  Goring
                era arrivato a Roma già dal 30 novembre: "Senza preavviso", aveva anno-
                tato Ciano < 47 ).  Mussolini si  era guardato bene dal riceverlo subito; aveva
                colto, come si è visto, la prima occasione offertagli, la riunione di un'ano-
                nima commissione legislativa della Camera dei Fasci e delle Corporazio-
                ni, per cominciare a parlare; poi aveva aspettato altri quattro giorni per
                ricevere  Goring, giusto il tempo,  si  direbbe,  perchè a  Berlino  si  comin-
                ciasse  ad assimilare i  significati  riposti del  discorso,  non il tempo però
                per una risposta articolata tale da bloccare Mussolini, considerato anche
                il fatto che il giorno del colloquio era anche il giorno fissato per la parten-
                za di Goring da Roma. I tedeschi non si erano fatti cogliere impreparati;
                alla fine del colloquio del6 dicembre, con un tempismo eccezionale, l'am-
                basciatore Mackensen aveva trasmesso a Mussolini l'invito di Hitler a re-
                carsi  in Germania.  A quel punto italiani e tedeschi si  palleggiarono  per
                una diecina di giorni la questione dell'incontro. Mussolini addusse motivi
                di salute, criticò la lontananza della sede proposta da Hitler per l'incon-
                tro:  la foresta  di Goerlitz,  sede del quartiere generale tedesco,  si mostrò
                sempre più indeciso man mano che passavano i giorni ed aumentò il si-
               gnificato  del silenzio  che  da Berlino  si  opponeva alla  proposta italiana;
                Hitler  non fece  sostanzialmente nulla per sollecitarlo o per favorire l'in-
                contro;  non un cenno,  non un'apertura.  Alla  fine,  ed essendo  evidenti  i
                rischi cui Mussolini si sarebbe esposto recandosi in quelle condizioni al-
                l'incontro, né Hitler pretendendo di costringerlo a scoprirsi, si  decise di
                comune accordo, che Mussolini fosse  sostituito  da Ciano; Hitler cambiò
                destinatario dell'invito,  Mussolini  e Ciano  si  misero  tra loro  d'accordo.



                (47)  G.  Ciano  Diario,  ad diem,  p.  223.


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