Page 48 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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da falsi obiettivi ideologici < 44>. Un'operazione del genere rischiava da so-
la di non essere sufficiente qualora Mussolini non l'avesse accompagnata
con una precisa riaffermazione della volontà dell'Italia di continuare a com-
battere fino all'ultimo. Ed in effetti nel già citato discorso del 2 dicembre
Mussolini drammatizzò i toni della guerra con la Gran Bretagna, rivelò
alcuni casi di maltrattamento subito dai prigionieri italiani, enfatizzò le
sofferenze della popolazione e le vittime causate dai bombardamenti Al-
leati, se la prese con Churchill, anche per il discorso di pochi giorni prima
in cui l'aveva indicato ad unico responsabile dell'entrata in guerra dell'I-
talia, e con Roosevelt; incitò il popolo italiano e le truppe combattenti a
continuare ad oltranza con "odio" la lotta contro gli inglesi. La sua fu una
sorta di seconda dichiarazione di guerra, molto più violenta di quella del
10 giugno. Ed a dare il senso della "svolta", che allora cominciò e che
Mussolini completò più avanti in febbraio, non menzionò neppure una
volta il nome di Vittorio Emanuele III, neanche per il rituale e generico
saluto conclusivo al Re, ed omise qualsiasi riferimento alla Santa Sede.
Quasi che quel silenzio ostentato ed ostile stesse a volere indicare che nel
regime di diarchia era ancora Mussolini ad essere il più forte e che la San-
ta Sede stesse ben attenta a non operare nuovi interventi- nuove "inter-
ferenze" - nella situazione interna italiana con la scusa della pace o con
la scusa della protezione dell'Italia e di Roma dai bombardamenti anglo-
americani < 45>.
Quindi, completata questa parte della manovra, si rivolse all'alleato
tedesco per chiedergli ciò che, a quel punto, l'Italia - decisa a combatte-
re fino alla fine e mobilitata in una nuova unità ideale intorno a Mussoli-
ni - si attendeva dalla Germania. A Goring, da alcuni giorni a Roma,
Mussolini espresse chiaro, il 6 dicembre, il punto di vista italiano:
(44) B. Mussolini, Opera Omnia, XXXI (4.1.1942-12.9.1943), Firenze, 1960: "L'ultimo
discorso alla camera dei fasci e delle corporazioni", p. 118-133. Mussolini rese omag-
gio al valore del soldato russo e, quanto alla trasformazione della Russia in potenza
militarista e nazionalista, non perse l'occasione per vantarsi di averla già intuita
fin dal 1934, richiamandosi alla decisione che aveva allora preso di inviare nell'U-
nione Sovietica, con la scusa delle grandi manovre, una missione presieduta dal
generale Francesco Saverio Grazioli; sull'episodio si cfr. "Grazioli a Mussolini",
promemoria, Roma 5 dicembre 1942, in D.D.l., 9\ IX, d. 379, nonchè la biogra-
fia del generale Grazioli edita dall'Ufficio Storico dell'Esercito.
(45) Ritengo inutile ricordare gli attacchi mossi in quelle stesse settimane da Il regime
fascista di Farinacci alla Santa Sede sulla questione di Roma città aperta ed anche
le polemiche astiose tra palazzo Venezia e la Segreteria di stato. Quest'ultima colse
immediatamente il senso dell'incitamento all' "odio" di Mussolini, si cfr. "Guari-
glia a Ciano", Roma, 4 dicembre 1942, appunto, in D.D.I., 9a, IX, d. 377.
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