Page 49 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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"l) Russia. Il Duce crede che in un modo o nell'altro bisogna concludere il capitolo
della guerra contro la Russia che non ha più scopo. Qualora appaia impossibile ar-
rivare ad una seconda Brest-Litovski (che si potrebbe avere dando compensi territo-
riali alla Russia nella sua zona in Asia) è necessario organizzare una linea difensiva
arretrata che spezzi qualunque iniziativa nemica impiegando il minimo numero di
forze dell'Asse ... 2) Fare gravitare tutte le forze verso Occidente e verso il Mediterra-
neo poiché è chiaro che il nemico numero uno è tuttora l'Inghilterra e che lo sforzo
industriale degli Stati Uniti è tale da provocare una superiorità aerea da parte degli
anglo-sassoni ... " < 46 l
Ci fu, come al solito, nell'impostazione italiana un che evidente di
ricatto quasi non ci si accorgesse che le due prestazioni: l'italiana e la te-
desca, la conferma della piena volontà di combattere fino all'ultimo dell'I-
talia, contro la rinuncia di Hitler a continuare la guerra contro l'U.R.S.S.,
non stavano assolutamente sullo stesso piano.
Anzi, ad essere franchi, non c'erano neppure due prestazioni. Man-
cò in realtà un effettivo rapporto di dare ed avere. Perché l'impegno ita-
liano a continuare la guerra e la "svolta" che doveva certificarlo erano
a loro volta qualche cosa di dovuto, discendevano dall'alleanza firmata il
22 maggio 1939 e dall'entrata in guerra dell'Italia. Non avevano alcunché
di discrezionale e, pertanto, di negoziabile. Di modo tale che non essendo-
ci da parte italiana un dare effettivo, veniva meno, di conseguenza, ogni
possibile pretesa nei confronti della Germania. Salvo che, ed è l'osserva-
zione conclusiva che credo si debba fare, la posta in giuoco non fosse l'Ita-
lia, ma proprio l'Asse. Così come mesi prima era stato il Tripartito. Un
concetto astratto dell'Asse che veniva adesso invocato da Mussolini, al di
là delle stesse parole che poterono esprimerlo, e che si identificava nella
volontà di lotta dell'Italia, nella mobilitazione intorno a Mussolini, nella
coesione e nell'impegno che Mussolini garantiva, e così via di seguito. Di
fatto stette proprio lì, in quel mettere sul tappeto la credibilità stessa del-
l' Asse e la validità dell'alleanza tra l'Italia e la Germania, l'unica vera car-
ta che l'Italia e Mussolini ebbero in mano. Dalla risposta che Hitler avrebbe
dato sul piano politico prima ancora che giuridico o militare sarebbe di-
peso il giudizio a venire dell'Italia nei confronti dell'Asse, e, al limite, la
sua permanenza o meno nell'alleanza. E sarebbe dipesa allo stesso tempo
(46) "Colloquio del Capo del Governo con il Maresciallo del Reich, Goring", Roma,
6 dicembre 1942, in D.D.I., 9", IX, d. 381 p. 377.
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