Page 53 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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appello perché fosse Ciano a parlare quando i militari tedeschi, pur vo-
lendolo, non erano in grado di farlo. Neppure Ciano tuttavia lo poté.
Mettere insieme delle debolezze non sempre equivale a fare una for-
za. Ciano aveva taciuto. Il problema della strategia ad est e di tutta quan-
ta la strategia complessiva della guerra, nelle sue prospettive finali, quanto
nel modo di condurla, erano rimasti intaccati.
Non averlo fatto può avere costituito un errore per il futuro. Un er-
rore più grave fu di certo essere stati costretti ad accettare l'unka cosa
che Hitler concesse all'Italia: altre truppe ed altri mezzi per continuare
a combattere. L'avere accettato l'invio in Italia di truppe tedesche bene
armate e speciali che, nell'incertezza dei tempi di arrivo e nell'incertezza
se si fosse riusciti a trasportarle in Africa settentrionale, rischiavano di
venire accasermate in Italia, fosse pure a titolo provvisorio e temporaneo,
equivalse ad accrescere la subalternità militare dell'Italia nei confronti della
Germania.
L'Italia della fine del 1942 si trovava incerta tra una pace separata
di cui non conosceva le condizioni e la continuazione di una guerra per
cui non aveva i mezzi. Ciò la pose tra l'incudine e il martello della rappre-
saglia tedesca, togliendole in sostanza qualsiasi capacità di parlare.
A Goerlitz si concluse il terzo anno di guerra dell'Italia. E non tanto
perchè se ne conclusero gli spazi temporali. Se fosse solo così, se nel pas-
saggio tra l'anno che si concludeva e l'anno che sta va per iniziare si doves-
se vedere soltanto una scansione temporale, allora non soltanto l'incontro
di Goerlitz ma tutto intero il 1942 non avrebbero il rilievo che viceversa
si è voluto dare loro in questa relazione, sotto il profilo dei rapporti all'in-
terno dell'Asse, come mancata sutura tra Asse e T ripartito e, quindi, co-
me mancata definizione di una strategia generale di guerra che fosse -
nei limiti ovviamente del pensabile - il più possibile unitaria tra Germa-
nia, Italia e Giappone, soprattutto ed in primo luogo in Europa dove l'e-
sistenza stessa di due potenze alleate: l'Italia e la Germania, gravitanti in
settori territoriali diversi, aventi per forze di cosa esigenze, interessi, e va-
lutazioni per ciò stesso diversificati e, quindi, con due fronti di guerra
che necessitavano di essere di continuo raccordati, coordinandone le ope-
razioni o sfalzandole a seconda della convenienza, imponeva e rendeva ur-
gente una tale unità di visione.
L'iniziativa di Mussolini ai primi di dicembre- che abbiamo visto
nelle pagine precedenti e che io ho voluto identificare per semplicità con
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