Page 55 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Tutto considerato però va anche detto, a fine dei discorsi fin qui fatti
           sulle  anomalie del Tripartito,  che  al  Giappone interessò la  situazione  in
           Asia,  interessò l'India.  E che,  visto  come si  mettevano le  cose con  i tede-
           schi, viste l'insofferenza e la rabbia crescente di Hitler, il Governo diTo-
           kio  aveva  ritenuto  bene -  né  gli  si  può  dare  torto  -  che,  per quanto
           lo  riguardava, era meglio che se la vedessero tra loro i due membri euro-
           pei del Tripartito e che se  una decisione andava presa riguardo l'Europa
           fosse  Mussolini  a  cercare,  se  gli  riusciva,  di  spiegarsi  con  Hitler < 53 l.
                A Salisburgo l'Italia aveva venduto il suo diritto a parlare per il clas-
           sico  "piatto di lenticchie". Nel caso in questione questo era sembrato un
           po'  più consistente  del  solito  perchè accanto  alle  consuete  assicurazioni
           di  sostegno  sul piano  militare  -  rifornimenti  di  carburante,  copertura
           aerea, Malta, Africa Korps,  ecc.  ecc.  -  si era aggiunto il discorso sulla pa-
           ce  di  compromesso in funzione della  Gran Bretagna.  Vale a  dire che tra
           italiani  e  tedeschi  si  era  affrontata  pure  un  po'  di  politica.
                Lo  si  era  fatto  però  male  ed  in modo  incompleto.  Parlare di  Gran
           Bretagna  senza  parlare di  Unione  Sovietica  non poteva  essere  e  non  fu
           di certo sufficiente. Di modo tale che, quando con el-Alamein, con la mis-
           sione Taylor e con lo sbarco di Algeri la situazione ad occidente era torna-
           ta  nella  sua giusta luce,  non era rimasto a  Mussolini  che  fare  quello  che
           non  era  stato  fatto  a  fine  aprile.
                D'altro canto la caduta verticale della situazione militare prodottasi
           tra Salisburgo e Goerlitz a tutto sfavore dell'Italia, aveva reso questa anco-
           ra maggiormente dipendente e subalterna nei  confronti  della  Germania,
           con la duplice  riserva  però che,  se  il  fronte  occidentale aveva  subito  in-
           dubbiamente un tracollo  e l'Italia si  vedeva  il  nemico alle  porte di casa,
           la  situazione sul fronte orientale era solo  in apparenza migliore e che,  se
           tacere in aprile fu giustificato dall'attesa dello svolgimento della nuova of-
           fensiva tedesca,  a  dicembre la condizione sospensiva si  era risolta  e,  per
           la  seconda  volta,  contro la  Germania.
                A Salisburgo, Mussolini era andato, ma aveva taciuto; a Goerlitz non
           vi andò neppure, preferendo farsi sostituire da Ciano, il quale, guarda ca-
           so,  si  trovò  a  dovere rappresentare nel giro dell'anno due ruoli in appa-


           (53)  A proposito dell'atteggiamento del Governo di Tokio nei confronti del Tripartito;
               il quale è altra cosa dell'atteggiamento personale tenuto dall'ambasciatore Oshima
               a  Berlino, credo sia  doveroso  di ricordare da  parte mia, a giustificazione di  certe
               lacunosità della  mia relazione,  che  un  "opportuno" incendio,  scoppiato sul finire
               della guerra nella  sede del Ministero degli  Esteri giapponese, bruciò a Tokio tutto
               l'archivio  dei  rapporti  del  Tripartito.


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