Page 54 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 54

il  "caso  Russia"  contrapponendolo al  precedente  orientamento  della  ri-
                cerca di  una soluzione politica al  conflitto  in  termini  per così  dire  "filo-
                occidentali" nasceva soprattutto dall'esigenza appena indicata. Fu la  sot·
                tolineatura del bisogno di dare all'Asse una strategia unificata quanto mai
                ampia  e  ben  approfondita.
                     Una  strategia  militare?  Fu  qui  il  nodo.  Perchè  in  un  rapporto  che
                non fosse  quello che in effetti esistette tra l'Italia e la  Germania, la  desti-
                nazione non si sarebbe neppure posta, essendo scontato che la prima non
                potesse esistere senza una definizione preventiva della seconda, e che que-
                sta per realizzarsi e soprattutto al fine di vedere la sua validità sottoposta
                a verifica dei fatti aveva assoluta necessità che si  realizzasse anche la prima.
                     Nulla di tutto questo.  Anzi  i tedeschi  avevano  avuto cura di  tenere
                sempre ben distinti  i due aspetti.  L'avevano fatto  con la  prima visita  di
                Gèiring a Roma,  l'avevano ripetuto a Salisburgo,  e Hitler  ne  aveva  fatto
                persino un capolavoro di tattica negoziale, rovesciando ed eludendo il con-
                tenuto del problema su cui discutere a Goerlitz. Tutto ciò aveva corrispo-
                sto  alla  tattica  di  tacitare l'alleato  italiano  soddisfandolo  sul  piano  delle
                esigenze militari più immediate per evitare che insistesse sulla  questione
                politica.
                     Di certo, e mi sembra di averlo sottolineato a sufficienza, Hitler non
                volle mai e poi mai parlare di una strategia politica dell'Asse e tanto me-
                no del Tripartito. Si  nascose dietro la  formula  della vittoria innanzitutto
                e prima di tutto, senza che nessuno gli potesse dire chiaro e tondo, o aves-
                se il coraggio di dirgli, che se  ciò che sosteneva era quanto mai giusto da
                essere  persino lapalissiano,  restava  il  fatto  che le  vittorie si  raggiungono
                meglio  quando  oltre  alla  forza  si  usa  anche  l'intelligenza  politica.

                     Lo storico ha il dubbio che una osservazione del genere gliela doves-
                se  fare  Mussolini  e  che l'occasione buona fosse  l'incontro di  Salisburgo.
                In effetti il fallimento della Bliz Krieg tedesca contro la Russia pareggiava
                il fallimento della guerra lampo dell'Italia contro la Grecia, e se l'Asse do-
                veva imparare come condurre un attacco di sorpresa,questo né la Germa-
                nia era in grado di dirlo all'Italia né questa se lo doveva lasciare dire dopo
                l'ottobre-novembre  del  1941. Al  massimo  ed  al  limite solo  i  giapponesi
                con Pearl Harbor potevano insegnarlo ad entrambe. Ed i giapponesi ave-
                vano  anche cercato  di  sfruttare a  livello  politico,  come  si  è avuto  modo
                di dire nelle pagine precedenti, questa sorta di primogenitura che si erano
                conquistati colando a picco gran parte della  flotta  statunitense e conqui-
                stando  di  slancio  avamposti  del  Pacifico  e  le  Filippine.


                52
   49   50   51   52   53   54   55   56   57   58   59