Page 56 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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renza diametralmente opposti: quello filo-occidentale e quello filo-sovietico,
                 dei  quali,  il  secondo,  non lo  interessava,  né vi  credeva.
                      È evidente che a Goerlitz diplomazia ed Alti Comandi italiani risen-
                 tirono del clima di disorientamento che stava cominciando a serpeggiare
                 nel paese ed è facile supporre che anche ciò dovette influire sull'andamen-
                 to dell'incontro. Detto ciò va però anche sottolineato che i due ruoli così
                 diversi che Ciano rappresentò e che la diplomazia italiana veniva chiama-
                 ta a giustificare, lo furono  molto meno  una volta che  se  ne fosse  colto  il
                 filo  rosso  di  una  Italia  che  non  ce  la  faceva  più a  combattere ed  aveva
                 urgenza  della  pace.
                      In aprile ed in dicembre Mussolini e Ciano si scambiarono solo  dei
                 ruoli. Nel caso dell'incontro di dicembre Mussolini si tenne persino di ri-
                 serva sacrificando il genero, se non addirittura consapevoli l'uno e l'altro
                 che  ci  si  andava a  bruciare dinanzi ai tedeschi.  "Andrò io",  ed in quella
                 voce verbale c'era già un presagio di Verona. La  diplomazia italiana co-
                 minciava ad essere gettata allo sbaraglio in una situazione sempre più dif-
                 ficile.

                      Non diversa fu  la sorte riservata agli Alti  Comandi militari:  ridotti
                 al ruolo di questuanti nei confronti dei tedeschi ed impossibilitati d'altro
                 canto ad affrontare l'alleato sul piano reale dei veri problemi di fondo sul
                 tappeto.  Lo  storico  ha  persino  l'impressione di  non essere  riuscito,  pur
                 sforzandosi, a dare nelle pagine precedenti il senso della pesantezza e del-
                 la cupezza della situazione in cui Ciano ed i suoi collaboratori, diplomati-
                 ci  e  militari,  furono  costretti  a  discutere  con  i  tedeschi  sotto le  pesanti
                 allusioni di Hitler alla "questione dei trasporti", mentre l'VIII Armata italia-
                 na subiva in Russia una rotta, e con Ribbentrop che,  da pedissequeo in-
                 terprete di Hitler quale era, si  permise a Goerlitz di proporre di mettere
                 equipaggi tedeschi alla guida di unità della Regia Marina, poco mancan-
                 do che chiedesse all'Italia di consegnare la sua flotta, così come poco pri-
                 ma la  Germania  aveva  fatto  nei  confronti  del  Governo  di  Vichy.
                      Umiliazioni del genere non si affrontano se non si è sostenuti al tem-
                 po stesso da un forte senso della  drammaticità del momento. A Goerlitz,
                 dunque, più che a Salisburgo, diplomazia ed ambienti militari, Mussolini
                 e lo stesso Vittorio Emanuele, appaiono, per lo meno per ciò che si riferi-
                 sce al rapporto con l'alleato tedesco e fermo restando tutte le altre diversi-
                 tà,  mossi  dall'unica  convinzione  di  dovere  tenere  per  intanto  a  bada  i
                 tedeschi. Per cui se in Mussolini rimase una buona dose di sincerità nello
                 sperare che  alla  fine la  Germania riuscisse  a  vincere in Russia,  e  che  il


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