Page 45 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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È chiaro che se da una parte a Tokio viceversa ci  si riservava, dando
            l'impressione di  considerare quello compiuto nel giugno  1941  un grosso
            errore di sopravalutazione delle proprie forze  o di sottovalutazione delle
            forze dell'avversario da parte della Germania, Hitler fu  sempre più deci-
            so, fanaticamente deciso, a non rimettere mai in discussione l'attacco del
            22 giugno né ad accettare di sottoporlo al benché minimo ripensamento.
                 La dichiarazione tripartita, la sindrome da "pericolo giallo"  che prese
            in modo frenetico Berlino e che contagiò anche Roma, gli appelli alla "tra-
            gedia della  razza bianca"  ambigui e subdoli che ne seguirono vanno natu-
            ralmente visti sullo sfondo dello scenario appena detto. Ed allora si coglie
            meglio  che  se  in  effetti la  dichiarazione tripartita  fu  anche un modo sia
            pure un po' ingenuo per utilizzare l'Asse a favore del Giappone e per con-
            troassicurarsi in un certo qual senso da un accordo di Germania ed Italia
            alle  spalle  del  Giappone,  tenuto  conto che  le  due  Potenze  dell'Asse  e  la
            Gran Bretagna e gli  Stati Uniti erano  pur sempre tutti e  quattro  "bian-
            chi",  se  non  per  estensione  addirittura  "europei",  molto  più verosimil-
            mente e senza tante elucubrazioni che lasciano alla fine il tempo che trovano,
            fu  molto meno ingenuamente e con indubbia abilità il modo per mettere
            in difficoltà l'Unione Sovietica, facendo  della  dichiarazione tripartita, se
            approvata e se  sviluppata, una sorta di nuova Internazionale comunista,
            un controaltare al Comintern nella lotta all'imperialismo, al colonialismo,
            al capitalismo delle "potenze plutocratiche": tutti aspetti che l'Unione So-
            vietica aveva abbandonato e che il Tripartito avrebbe ripreso e rilanciato
            al suo posto. Di modo tale che se le  cose fossero  andate avanti così come
            ci si riprometteva, non solo l'Unione Sovietica si sarebbe trovata di fronte
            alle  contraddizioni a  cui l'obbligava il rapporto con gli  anglo-americani,
            ma al limite, volendolo, e determinandosi le occasioni del caso -  i buoni
            uffici giapponesi, qualche contatto al momento opportuno promosso e fa-
            vorito da qualche buon neutrale,  e persino una eventuale mediazione fi-
            nale che mettesse tutti d'accordo - si poteva arrivare persino ad una prima
            presa  di  contatto  tra  Berlino  e  Mosca,  si  sarebbe  riusciti  a  promuovere
            una  riconsiderazione  della  guerra  ad est.
                 '' Stalin è secondo  lui un uomo eminentemente pratico.  Egli sa che una vittoria
            anglo-americana non significherebbe affatto di per se stessa anche una vittoria rus-
            sa.  Non è escluso infatti che una continuazione della guerra tra Germania e U.R.S.S.
            possa portare all'indebolimento tedesco  solo a prezzo dell'esaurimento sovietico.  Cosa
            potrebbe in questo caso Stalin sperare dai suoi alleati? Non certo un aiuto a rimetter-
            si in piedi poiché gli anglo-sassoni sarebbero  ben felici  di vedere sparire dalla scena


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