Page 47 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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stere  poi ai  colpi  che  le  avrebbero  sferrato gli  anglo-americani  da  ovest,
            e comunque costretta in misura crescente ad arroccarsi a difesa della "for-
            tezza Europa"  senza  più alcuna possibilità d i interessarsi degli  altri  fronti
            di  guerra  e  di  appoggiare  di  conseguenza  l'Italia < 42 l.

                 Argomenti del genere non furono mai in grado né allora né in segui-
            to  di  fare  breccia  su  Hitler,  né  ne  tanto  meno di  fargli  cambiare parere
            sul "caso Russia".  Al  limite se  essi  ebbero  un senso,  confermarono sem-
             mai Berlino sulla scarsa tenuta dell'Italia accentuando sospetti e diffiden-
            ze  che  si  sarebbero  rivelati  gravi <43l.
                 Il punto non poteva essere solo militare né principalmente militare.
            Occorreva abbinare la questione della dispersione dei fronti di guerra al-
            l'altra della per così dire "dispersione" politica della guerra dell'Asse. Non
            si poteva combattere politicamente a destra quanto a sinistra. E sotto tale
            profilo avevano  ragione appunto i giapponesi.  Stava  qui tutto sommato
            la  maggiore anomalia tra Tripartito e Asse.  E non  crediamo  neppure di
            sbagliarci  se  fu  qui  il  motivo  profondo della  "nippofilia"  di  Mussolini;
            la quale ebbe in sostanza sempre poco a che fare  con il  Giappone e con
            le  stesse  scelte  pro-Tokio  ed  anti-Cina  fatte  per  esempio  da  Ciano  nel
             193 7-1938. Il discorso fu di scegliere tra un fascismo a destra ed un fasci-
            smo a sinistra, tra una guerra alle  democrazie  occidentali  ed al capitali-
            smo della iniziativa privata, ed una guerra che per forza  di cose dovesse,
            fosse  solo per rispettare la logica degli  opposti, riavvicinarsi al contrario
            all'Unione Sovietica e mettere da canto il problema del comunismo e della
            contrapposizione  ideologica  tra  fascismo  e  bolscevismo.
                 Nel discorso del 2 dicembre, di cui dovremo parlare tra pochissimo,
            Mussolini fece appunto una tale operazione di mimesi ideologica tracciando
            i presupposti per una  nuova immagine della Russia,  quale si  stava  rive-
            lando con la guerra: non più Unione Sovietica, ma stato che aveva rinun-
            ciato all'idea della rivoluzione mondiale per fondarsi tutto sul sentimento
            nazionale del popolo russo e sul suo spirito combattivo, e soprattutto ca-
            pace di guardare ai suoi effettivi interessi nazionali senza farsi trascinare




            (42)  "Fecia di Cossato  a  Ciano", Berlino  30  novembre  1942,  D.D.I.,  9a, IX,  d.  365;
                il telegramma fu inviato per corriere e non venne diramato per evitare possibili fughe.
            (43)  "Fecia di Cossato a Ciano", Berlino, 4 dicembre  1942, in D.D.I., 9 a,  IX,  d.  3 74,
                il  dispaccio  fu  inviato per  telescrivente.


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