Page 29 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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compromesso con gli anglo-americani ed allora non conveniva esasperare
           la  conflittualità con  la  Gran Bretagna,  ovvero  si  accentuavano  i toni,  si
           aprivano nuovi motivi di tensione, ed allora si  rinunciava in partenza al-
           l'ipotesi  di  concludere la  guerra con una  soluzione  politica.  Era vero  al
           contrario, secondo Berlino, ma pensiamo anche secondo molti italiani, che
           all'Italia quanto alla Germania conveniva impaurire la Gran Bretagna, mi-
           nacciare di colpirla nell'Impero e di distruggerla, ricorrendo a tutti i mez-
           zi possibili, compreso quello di sollevarle contro l'India ed i popoli arabi,
           però ci  si  poteva anche domandare, e Berlino lo  domandava a  sua volta
           all'alleato, quanto convenisse tagliarsi i ponti dietro le spalle, o non fosse
           meglio arrestarsi di  fronte alle  dichiarazioni di principio ed ai gesti ulti-
           mativi dai quali non era facile di tirarsi indietro. La tattica migliore risul-
           tava  pertanto  di  lasciare  le  cose  in  sospeso,  in  attesa  di  vedere  come  si
           sarebbe comportata  la  Gran  Bretagna.
                Erano anni che le due diplomazie, l'italiana e la tedesca, si interroga-
           vano su qualche cosa del genere e sul modo migliore di costringere la Gran
           Bretagna a "mollare": mollare sul continente a tutto vantaggio della Ger-
           mania; mollare nel Mediterraneo a spese della Francia ed a vantaggio del-
           l'Italia.  E non  si  comprende proprio  perché  non  dovessero  ritentarci  di
           nuovo nel  tardo inverno-inizi della  primavera  1942, approfittando delle
           vittorie giapponesi in Asia e nel Pacifico per riproporre alla Gran Breta-
           gna e questa volta anche agli Stati Uniti un qualche cosa di sostanzialmen-
           te  analogo.

                   "Bismarck  ha parlato  a d'Ajeta in  tono  molto pessimista.  In  Germania
                   tutti sono convinti che un altro inverno di guerra non sarebbe sopportabile:
                   tutti, a cominciare dai capi supremi dell'Esercito e dagli uomini più vicini
                   a Hitler.  Ma  nessuno  osa  dirglielo.  Bisognerebbe  trovare quindi una  via
                   d'intesa con gli anglosassoni tanto più che l'avanzata nipponica è un disa-
                   stro per  la  razza bianca.  I tedeschi  non possono fare  niente  in  tal senso:
                   sono  troppo  odiati,  sono  'blacksheeps'.  Tocca  quindi agli italiani di pren-
                   dersi  il ruolo  di pacifìcatori  del  mondo" 09>.   -

                Su  quali  basi,  poi, gli  italiani  lo  potessero  assumere,  anche  questo
           sembra abbastanza chiaro allo storico. Perché se è indubbio che agli occhi



           (19)  Diario, 24 febbraio, p.  131. Christian-Otto von Bismarck era il consigliere dell' am-
               basciata di  Germania a  Roma,  legato  all'ammiraglio Canaris a  Berlino, e ad am-
               bienti  della  Roma  mqnarchica  ed  aristocratica  del  tempo.


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