Page 305 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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In conclusione:
l'errore di base fu quello politico di andare in Russia senza averne la
necessità, provocando anche conseguenze negative su altri fronti;
il tipo di forze e di armamento impiegati presentavano deficienze che
non fu più possibile correggere. Tuttavia, fino a che l'iniziativa rima-
se in mano all'Asse e vi fu larga disponibilità di riserve, restarono de-
ficienze sopportabili;
pagammo l'errore tedesco di sottovalutazione dell'avversario e della
pericolosità del fianco sul Don.
Vi fu quindi una molteplicità di fattori che produssero le note, tragi-
che conseguenze, ma è opportuno ribadire che furono tutti fattori "inter-
ni" e dipendenti da quel mutare profondo della situazione generale bellica
che permise ai russi di passare all'iniziativa ed al successo. Le forze italia-
ne (e quelle contermini alleate) ne furono vittime.
Possiamo da ciò trarre alcuni insegnamenti, ancora oggi utili.
Sul piano politico: prima di prendere un impegno che comporti un
intervento militare, occorre valutare bene se si abbiano i mezzi per por-
tarlo a compimento.
Sul piano tecnico-militare: è opportuno fare un esame di coscienza,
da ripetere periodicamente, se ci si è purgati delle deficienze che ci furono
allora esiziali. A mio avviso la risposta è ancora negativa, ad esempio, per
l'armamento controcarro, almeno nella quantità, che in ampi spazi richie-
de una saturazione anche in profondità ed una riserva per sostituire le
perdite.
Sul piano logistico: si dovrebbe incrementare la capacità combattiva
degli elementi logistici arretrati, per renderli capaci di autodifesa efficace.
Infine un insegnamento sempre valido è la necessità di curare la pre-
parazione fisica e la solidità psichica del combattente. Allora le perdite
furono inferiori in unità che, anche impegnate all'estremo, erano compat-
te e temprate fisicamente. Oggi ciò è particolarmente necessario per cor-
reggere la mancanza di "tempera" dovuta alla vita moderna e perché le
tendenze individualiste non prevalgano sull'interesse collettivo. Occorro-
no, per gli impieghi oggi prevedibili, uomini veramente temprati ed unità
con forte spirito di corpo.
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