Page 302 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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La  difesa  sul  Don era tale  da tenere in soggezione  solo  un nemico
                 che fosse  (come era supposto) sull'orlo di una crisi e senza possibilità di
                grandi riprese offensive. Estrema rarefazione delle forze schierate (30 km
                 per  divisione:  la  normativa  prevedeva  da  5  a  8  km);  l'azione  risolutiva
                 in caso di penetrazioni era comunque affidata a grandi unità motocoraz-
                 zate tedesche, schierate una dietro ad ogni corpo d'armata: queste avreb-
                 bero  manovrato  con  "contrattacchi  liberatori".
                     La  disponibilità di queste unità di  riserva vi fu  inizialmente (vedasi
                 allegato 3), ma ben presto, con l'intensificarsi dell'impegno a Stalingrado,
                 slittarono verso quel fronte,  sostituite da unità meno efficienti ed incom-
                 plete. Ma anche queste al momento del bisogno mancarono, assorbite dal-
                 la  manovra  per liberare la  VI  Armata.

                     I  Comandi  dei  settori  di  difesa  del Don non  mancarono  invero  di
                 rilevare  i  sintomi  di  ciò  che i  russi  stavano  preparando e tirarono tutti
                 i campanelli di allarme, ma invano: Stalingrado polarizzava ogni disponi-
                 bilità ed alla difesa del fianco nord veniva ancora attribuita scarsa impor-
                 tanza.  Vi  fu,  da  parte tedesca,  una grave sottovalutazione delle  capacità
                 di ripresa russe, unita (o che dette origine) alla convinzione di continuare
                 ad avere l'iniziativa, quando invece la  situazione si  era capovolta. Tutto
                 ciò infatti assume un particolare valore se si considera che proprio in que-
                 sti  mesi  si  ebbe la svolta  determinante  dell'intero  conflitto  mondiale.
                     I russi,  negli stessi mesi dell'estate 1942, stavano completando la lo-
                 ro riorganizzazione, con il sostegno Alleato. Un Esercito, quello russo, che
                 ci  a p parve in autunno come nuovo nei combattenti e nei mezzi, sostenu-
                 to,  ora, psicologicamente con il far leva sul sentimento patriottico e sulle
                tradizioni  (anche  quelle  zariste!).  Guidato da una nuova generazione  di
                 capi militari, capaci e preparati, che realizzarono il piano di riscossa, resi-
                 stendo agli  stimoli  distraenti,  mascherando  le  necessarie  concentrazioni
                 sui  punti prescelti  attraverso  saggi  preliminari  (vedasi  allegato  4).
                     Con quella che noi chiamiamo "Prima Battaglia Difensiva del Don"
                 (iniziata il 20 agosto) i russi  determinarono, lungo tutto il  corso del fiu-
                 me,  i migliori punti di applicazione del loro sforzo principale. Sul fronte
                 dell' ARMIR vennero  ovunque fermati,  ma  conservarono  quelle  teste  di
                 ponte dalle quali sarebbero partite le offensive russe di rottura: Werk Ma-
                 mon nel settore del II Corpo d'Armata, il berretto frigio-Ogalev  sul fronte del
                 XXXV  C.A.,  Bolshoi  tra  l'ala  destra  italiana  e  la  III  Armata  romena.
                     Il  19 novembre (pochi giorni dopo lo  sbarco americano in Africa e
                 dopo  el-Alamein)  la  prima  offensiva  russa.  Essa  investì  la  III  Armata
                 romena  (e  l' ARMIR dovette  coprirsi il  fianco  destro  con  le  poche forze


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