Page 299 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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L'ITALIA IN RUSSIA: L'ARMIR
MARIO GARIBOLDI
La decisione di aumentare l'impegno militare italiano in Russia fu
precocissima: un mese e mezzo dopo avere offerto ad Hitler di partecipa-
re a quella campagna con un corpo d'armata, ventidue giorni dopo l'ini-
zio delle operazioni da parte tedesca, Mussolini disse, in un rapporto di
vertice: "non possiamo essere meno presenti della Slovacchia" e fece mettere allo
studio l'ampliamento del CSIR con "almeno un altro Corpo d'Armata".
Se la decisione di partecipare a quella campagna aveva una logica
politica, il dedicarvi invece una parte rilevante delle risorse e delle forze
militari disponibili trovava minore giustificazione ed era in contrasto con
quanto lo stesso beneficiario, Hitler, aveva scritto nell'accettare l'invio del
CSIR: "l'aiuto decisivo lo potete però sempre fornire con il rafforzare le vostre forze
in Africa settentrionale". Questo consiglio agì invece come sprone per Mus-
solini che temeva di essere tagliato fuori da un'impresa che al momento
era giudicata lucrosa sia politicamente sia economicamente.
Dal punto di vista strategico si ledeva il principio di massa e si di-
sperdeva lo sforzo. I tedeschi avevano cercato con ogni mezzo di evitare
di combattere contemporaneamente su due fronti; l'Italia invece si crea-
va, di propria volontà, un secondo fronte, per di più eccentrico, conver-
gente con quello principale solo nell'utopico sogno di giungere, da Africa
e Russia, a sboccare in Medio Oriente ed in India. Ma per fare ciò sareb-
bero occorse ben più delle 80 divisioni che, nel 1942, non sarebbero ri-
sultate sufficienti neppure per giungere al Volga ed al Caucaso. Diverso
era il caso della partecipazione di Ungheria e Romania: per esse il fronte
era solo quello e legato anche a diretti interessi.
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