Page 297 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Il seguente 22 febbraio 1943 gli italiani vennero salutati dal generale
tedesco Comandante la piazza di Dniepropetrosk e la Colonna Cartoni, ci-
tata a titolo d'onore dal bollettino della Wehrmacht, ripiegò per circa 800
km verso Gomel, zona di raccolta dell' ARMIR, dopo aver combattuto si-
no ad un mese dopo che qualsiasi altro reparto italiano era stato ritirato
dal fronte.
I commenti finali
Ce ne sarebbero a non finire, ma è opportuno !asciarli soprattutto
al lettore, limitandosi a far cenno ad alcuni fra i più importanti, quali:
il comportamento delle nostre truppe, del nemico, degli alleati e della po-
polazione civile; le ombre e le luci della grande ritirata; le responsabilità
della sconfitta; le pubblicizzazioni del Regime e del nostro dopoguerra.
L'italiano non è in genere un guerriero nato, ma, se motivato, ben
comandato e sufficientemente addestrato, sa essere spesso un eccellente
soldato, resistente, di buona iniziativa, coraggioso e notoriamente umano.
Tanto è stato dimostrato dalle truppe del CSIR che, sebbene non adegua-
tamente armate ed equipaggiate, hanno saputo ugualmente farsi onore,
compensando con la volontà ed il sacrificio le carenze delle quali non era-
no responsabili.
Le truppe del CSIR hanno avuto comunque la sorte di entrare pro-
gressivamente nel vivo del grande scontro militare in terra di Russia, così
da essere pronte al peggio allorché furono chiamate a fronteggiare le pro-
ve più dure.
La loro compattezza fu ad ogni modo favorita da un sano spirito di
corpo, da provenienze regionali e di mestiere comuni ed infine dalla con-
sapevolezza di essere isolate, in un paese straniero e nemico e quindi di
poter contare solo su se stesse.
I tedeschi, pur non comprendendo alcuni aspetti della nostra disci-
plina, si resero presto conto delle capacità combattive delle nostre unità,
profittandone per affidare loro spesso alcuni degli incarichi più onerosi.
I russi, condizionati dalla loro propaganda, attribuirono erroneamente
all'ideologia fascista l'impegno in combattimento dei nostri soldati, temen-
done spesso le unità speciali, quali i bersaglieri, gli alpini e la milizia.
Invece, la popolazione russa dei territori invasi, da noi compresa, spes-
so ci comprese e potendolo, si prestò talvolta ad aiutarci.
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