Page 301 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Il piano del Comando Supremo Germanico per l'estate del1942 (ve-
           dasi allegato 2), prevedeva, nel settore sud, di spingersi a Stalingrado per
          tranciare l'arteria del Volga. Apertasi così la porta, sviluppare l'azione prin-
           cipale verso  sud:  Caucasia  - Armenia  - Medio  Oriente.

               In tale quadro le unità italiane, non manovriere in ampi spazi, erano
           idonee solo  alla  difesa  del  fianco  nord,  lungo  il  Don.

               Impiego non gradito perché giudicato ausiliario, ma che occorre ri-
           conoscere come l'unico adatto. Il Corpo d'Armata Alpino invece riceveva
           il  compito  di  partecipare all'azione  attraverso  il  Caucaso.
               La realizzazione del piano scattò il 28 giugno, con la rottura del fron-
          te russo verso Voronesc e la seguente corsa delle unità motocorazzate te-
           desche  lungo  l'arco  del  Don,  verso  Stalingrado.
               È da ricordare che nei mesi di luglio ed agosto vi era stato un acca-
          vallarsi  di  avvenimenti:
              corsa a Stalingrado, alla quale partecipò anche il XXXV Corpo (CSIR)
              ancora  sotto  comando tedesco;
              afflusso delle altre unità italiane: la Sforzesca passò a sostituire la Torino
              nel XXXV  Corpo;
              decisione  di  Hitler  di  dare il via  all'azione  verso  il Caucaso,  prima
              di aver chiarito la situazione a Stalingrado (e quindi avviamento della
              Tridentina  come  avanguardia  italiana  verso  il  Caucaso);
              attacco russo alla sutura tra il settore italiano e quello romeno sul Don,
              che cadde sulla Sforzesca  appena schieratasi e con dipendenza appena
              variata; era questo il primo saggiare la capacità di resistenza del fron-
              te  del  Don,  da  parte  russa;
              tamponamento di  questo attacco in profondità che richiese  il  richia-
              mo della Tridentina ed il conseguente abbandono dell'impiego degli Al-
              pini  sul  Caucaso (l).
               Con ciò l'azione tedesca portata contemporaneamente su due obiet-
           tivi divergenti contemporanei, divenne carente di forze.  Ma la presunzione
           di essere sul punto di vincere portò ad accanirsi a Stalingrado, assorben-
           do tutto ciò che vi  era di disponibile,· trascurando la sicurezza del fianco
           sul Don.



           (l)  Se il C.A. Alpino fosse andato in Caucaso avrebbe combattuto in condizioni più con-
              geniali  alla  sua struttura, ma al  ripiegamento  ineluttabile  sarebbe rimasto tagliato
              fuori  e  nessuno  sarebbe  rientrato  in  Italia.


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