Page 303 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 303

ancora a sua disposizione).  Il giorno dopo investì anche la IV Armata ro-
            mena e le due branche della tenaglia già il 24 si chiusero a Kalach, isolan-
            do la VI Armata tedesca a Stalingrado. Accorsero delle riserve e si costituì
            l'Armata Manstein per liberare l'Armata a Stalingrado: con ciò sparirono
            anche le  tre divisioni  tedesche schierate fino  a  quel momento con l'VIII
            Armata italiana.  Manstein  però  tardò  a  mettersi  in  moto  e  partì  infine
            con solo  parte delle  forze  promesse:  in sintesi  "troppo poco  e troppo  tardi".
                 Il  10 dicembre infatti scattò la seconda offensiva russa (Operazione
            "piccolo Saturno"), contro l'VIII Armata italiana e principalmente nel set-
            tore del II Corpo d'Armata (settore cruciale: l'ansa di Werk Mamon). Du-
            rante sei giorni di logoramento l'offensiva segnò il passo; venne poi immessa
            una valanga di  corazzati, ma occorsero altri due giorni prima di  riuscire
            a sfondare. È interessante leggere ciò che la relazione russa dice in merito,
            perché sfata la leggenda che la  resistenza sul Don delle Divisioni italiane
            sia  stata  effimera.
                 Ma dietro non vi era nulla e una volta perforato lo scudo delle Divi-
            sioni i russi dilagarono.  Lo  stesso Manstein, partito più a  sud per ricon-
            giungersi  con la  VI  Armata  dovette  rinunciare,  mentre la  falla  dal Don
            si allargò ancora incontrollata. Solo a  questo punto vi fu  l'autorizzazione
            tedesca  ad arretrare le  forze  rimaste intrappolate sul  Don tra  i tratti di
            rottura ed a costituire un fianco difensivo a sud del Kalitwa a protezione
            del  fianco  del  Corpo  d'Armata  Alpino.
                 Ciò però senza dare, al momento, altre forze (che sarebbero arrivate
            dalla  Francia).  Ancora  "troppo poco  e troppo  tardi".
                 Infine, a metà gennaio, terza offensiva, contro la II Armata unghere-
            se e poi, con azione a tenaglia dal settore ungherese e da sud del Kalitwa,
            (azione "Ostrogosz-Rossosh") per isolare il Corpo d'Armata Alpino. Que-
            sti  venne autorizzato  a  lasciare  il  Don solo  quando  era già accerchiato.
            Ancora  una  volta:  "troppo  tardi".
                 È noto il seguito della tragedia: la ritirata degli Alpini e dei superstiti
            del Il, XXXV, XIX Corpo che si  aprirono la  strada; gli  sforzi  successivi
            per ricostituire una linea avanti a  Karkow e  nel  bacino del Donez,  fino
            alla cessione delle responsabilità del fronte da parte italiana. Rimandiamo
            alle  numerosissime pubblicazioni che narrano ciò che è avvenuto; qui si
            è  voluto  studiare  e  sintetizzare  perché è  avvenuto.
                 In  sintesi:
                 L'ordine tedesco  di  difesa  rigida  sul  fiume  escluse  ogni  alternativa
            e fece  consumare completamente le  unità italiane,  in assenza  di  "azioni
            liberatrici".



                                                                               301
   298   299   300   301   302   303   304   305   306   307   308