Page 509 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Alle  14.15 circa [ore 13.15 italiane N.d.A.] un "Savoia 79" appar-
           ve attraverso il fumo al traverso a dritta e sganciò un siluro alla distanza
           di  500 yards.  Gli  sparammo con tutte le  armi eccettuati i cannoni "Y"
           e. sapemmo  più tardi che  fu  abbattuto:  nostra unica vittima!
                Il Bedouin aveva ricominciato a muoversi da  pochi minuti, grazie ai
           magnifici sforzi di Jay  (5)  ed egli  stava venendo sul ponte a dirmelo.  Ma
           non c'era niente da  fare:  il  siluro poté essere  seguito  facilmente  mentre
           si dirigeva dritto verso la sala macchine; c'era giusto il tempo per gridare
           agli uomini di sgombrare il ponte nel punto dell'impatto; ma per due uo-
           mini già feriti e per quattro. che lavoravano sotto era troppo tardi. Il fra-
           casso metallico dell'esplosione fu molto minore di quello che m'aspettavo,
           ma la  nave  si  inclinò  fortemente  a sinistra e fu  immediatamente chiaro
           che era condannata.  Cinque minuti dopo essere stata colpita la nave af-
           fondò dolcemente e senza rumore. Era caldo ed il mare era calmo, ma do-
           po due o tre ore di semi-immersione trovai che si diventava troppo freddi
           "fra vento  ed acqua"  e mentre il crepuscolo si  avvicinava e le  speranze
           del Partridge svanivano, cominciai a pensare a quanti di noi sarebbero so-
           pravvissuti fino  all'alba. L'aiuto venne da una direzione inaspettata. Un
           aereo tedesco avvistò un gruppo di naufraghi e sparò un razzo Very. Poi
           verso le 20.00 un aereo soccorso italiano, tutto immacolatamente bianco,
           si  posò  vicino a  noi  e portò via  Evans  ed  altri  nove.  Noi tentammo  di
           ottenere che essi prendessero per primi i feriti, ma era difficile spiegario
           loro  ed  anche controllare la  nostra gente.  Poco  dopo,  una  piccola  nave
           ospedale arrivò ed incominciò a raccoglierei. Era lenta e poco manovriera
           e, durante il recupero, quattro "CR-42" l'attaccarono in picchiata, il ché
           fermò tutto il lavoro per qualche tempo. Tuttavia, a onore di questa gente
           della Croce Rossa Italiana, essi persistettero e l'ultimo di noi fu  a bordo
           alle 22.30 circa, quando era ormai buio. Eravamo prigionieri, per di più
           dei  "Wops" < 6 > ultima cosa  che mi sarei aspettato,  ma grazie a Dio era-
           vamo vivi.

                2.  Il Sergente Pilota Walter Omiccioli del 51° Stormo Caccia a tal
           proposito  racconta:
                " ... avevamo av\:ltO l'ordine da Supermarina di attaccare una nave ne-
           mica a nord di Lampedusa.  Decolliamo  da  Pantelleria in sei  velivoli:  4
           "CR-42"  tuffatori  al  comando  del  capitano  pilota  Bruno  Visconti  e  2


           (5)  Ufficiale  alle  macchine ed ai  motori  (N.d.A.).
           (6)  Termine dispregiativo  per indicare gli  italiani,  derivato  da  "guappo" (N.d.A.).


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