Page 508 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 508

La nave aveva ricevuto molti più colpi di quanto io sapessi e pensai
                dentro di me che essa  non sarebbe stata molto capace di andare avanti.
                Quindi dissi a Moller di andare giù e lanciare i siluri e quando la distanza
                scese a 5000 yards [ 4500 metri circa N.d.A.] il nemico ci stava sparando
                proiettili traccianti con armi leggere, accostai tutto a dritta. Durante l'  ac-
                costata fummo colpiti numerose volte, ma i siluri furono lanciati quando
                i bersagli si presentarono a tiro. Dopo aver accostato per il lancio la nave
                si fermò. Temo di non aver messo alcun colpo a segno e che non ottenne-
                ro di più gli altri che lanciarono i siluri, ma il nemico fece una larga acco-
                stata in fuori ed interruppe i' azione. Subito dopo scomparve allontanandosi
                per Nord-Est.  Noi rimanemmo finalmente  padroni del campo di batta-
                glia  ed  il  convoglio  aveva  un bel vantaggio.
                     Peraltro tutti i pezzi d'artiglieria erano pronti per l'azione e la nave
                reggeva il mare. Il Partridge prese al rimorchio il Bedouin con qualche diffi-
                coltà e verso le  09.30 stavamo dirigendo verso la Tunisia a circa 8 nodi
                e mezzo ...
                     Il rimorchio continuava verso occidente a 5 nodi o giù di n, essendo
                il tempo scandito dalle segnalazioni del Partridge che chiedeva quando sa-
                remmo stati in grado di mettere in moto ed alleviare un pò lo  sforzo  del
                rimorchio.  Frattanto l'equipaggio, sotto la guida di Jay e Manners stava
                rassettando la nave e tappando le falle vicino alla linea di galleggiamento
                con amache, cuscini e cose del genere. Le bombe di profondità furono get-
                tate in mare e tutto il materiale riservato venne bruciato nella già distrutta
                sala dei documenti. Io stavo per andare giù nella parte centràle della nave
                per leggere l'ufficio funebre  per i  morti  quando furono  avvi~tati alcuni
                "Stukas". Dissi al Partridge di mollare il cavo del rimorchio poiché volevo
                che  fosse  libero  di  manovrare;  a  nostra  volta  dovemmo lasciare il  cavo
                perché non  potevamo tirarlo  a bordo.  Erano  circa le  13.00.

                     Quasi un'ora dopo il Partridgu tornÒ indietro per rimorchia.rci anco·
                 ra, quando apparvero all'orizzonte verso levante le navi da guerra italiane
                 che cominciarono a far fuoco  contro di noi in modo irregolare.  Dissi al
                 Partridge  di  allontanarsi e di tornare indietro dopo se  poteva.  Stese una
                 cortina fumogena  intorno  a  noi  e poi prese  il  largo  verso  occidente.
                     Noi accendemmo i nostri lanciafumo e ci  tenemmo pronti ai pezzi.
                 Poiché non arrivavano più proiettili contro di noi capimmo che il nemico
                 era  occupato  con  i  "Beaufighters".


                 512
   503   504   505   506   507   508   509   510   511   512   513