Page 507 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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mica in vista", "Macchine a tutta velocità", "25 nodi", "Formare un'unica
           linea di fila", ed io diressi i miei cinque caccia verso il nemico ... Noi era-
           vamo su una rotta di 120° ed il nemico stava dirigendosi a 160°, velocità
           25 nodi e distanza di 12 miglia. Appena essi videro che andavamo contro
           di loro, cambiarono direzione con una rotta di circa 130°. Nel frattempo
           il resto del convoglio accostava per Sud protetto dal fumo  emesso  dagli
           "Hunts".

                Ero in una posizione fortunata sotto molti aspetti. Sapevo cosa dove-
           vamo fare e che il costo non aveva importanza: gli italiani dovevano esse-
           re  respinti.

                ....  Sapevo anche che gli altri cacciatorpediniere mi avrebbero seguito
           per vedere quello che facevo,  con o senza segnalazioni. Infine sapevo che
           la nave era tanto pronta per la prova quanto noi eravamo stati capaci di
           farla  e il  risultato  delle  nostre fatiche  poteva  ora essere verificato.  Non
           potevo fare altro che offrire a Manners < 4 > un bersaglio e fare del mio me-
           glio per evitare il più a lungo possibile di essere colpiti. Gli incrociatori
           aprirono il fuoco  quasi  subito e le  prime salve caddero di  poppa al  Be-
           douin.  La rosa di tiro era buona, forse fin troppo buona per quella distan-
            za  e il tiro  sembrava  sgradevolmente accurato.
                Forse  questa  è  sempre l'impressione  quando  si  è il  bersaglio!
                Poco  prima delle 06.30 Manners giudicò  che  fossimo  a  portata  di
           tiro;  così  gli  dissi  di  impegnare il  primo  cacciatorpediniere e  aprimmo
           il fuoco  a  17.000 yards [16.000 metri N.d.A.). Dieci minuti dopo il ne-
          . mica accostò in fuori di altri 20° e noi trasferimmo il nostro tiro sul pri-
            mo  incrociatore  a  12.400 yards  [11.000 metri}.
                Da questo momento cominciammo ad essere colpiti.  Colpi violenti
            si succedevano l'uno all'altro ad un ritmo tale che io cominciai a chieder-
            mi quanto la nave avrebbe potuto resistere.  Per quanto non me  ne  fossi
            reso conto subito, l'albero fu  il primo a partire e con lui la radio.  Seppi
            che  il ponte era stato colpito:  il  ripetitore di  bussola  saltò  fuori  dal suo
           alloggiamento ed io fui  investito dall'acqua e da scaglie di vernice, ma lo
           splendido  Bedouin  continuava  in testa  e  serrava  le  distanze  minuto  per
           minuto ...



           (4)  E.A. Sherard Manners era l'Ufficiale di controllo al tiro e Vice Comandante del C.T.
               Bedouin  (N.d.A.).


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